sabato 19 luglio 2008
20 la tenda
Una finestra. La calda luce di luglio attraversa le persiane socchiuse e si impasta con una tenda rossa presa al mercato la settimana scorsa. L’irrefrenabile ripetizione di tutto quel che accade. Guardo l’anziana signora spazzare di fronte a casa, annaffiare le piante, berciare con la coda dell’occhio controllando il mondo circostante secondo un rituale quotidiano. La sera finalmente un po’ di aria fresca. Ogni afflato in cui mi identifico è già stato assaporato, anche i riverberi di questa tenda, il suo ondeggiare cullando il sole in mille rivoli rossi. Chissà forse in Cina secoli fa qualcuno si è lasciato affabulare dalle stesse lente oscillazioni, da questa calda danza di luce e colore, oppure sta accadendo adesso ad un altro uomo in un angolo del pianeta. Il trascorrere del tempo si squaderna su un copione ben noto. Pur conoscendola si rivela essere una storia molto coinvolgente, un romanzo che mentre viene letto si svela con un sapore già conosciuto ma come un poliziesco ben architettato lascia appesi alla pagina. Questo è indubitabilmente un mistero. Qualcosa dentro me ha fame, ha fame di questa tenda, ne cerca i riflessi, li vuole catturare e stringere, costruire una mappa di colore, ricordarne il fascino, farne linguaggio qui e ora, pur sapendo e pur sentendo in sottofondo un sapore sottile. No non è tutto vano, non è l’indifferenza l’approdo di fronte al gioco tra il giorno e la notte, la “soluzione” vista la necessità al tutto incombente, al pulire la cucina, lavarsi i piedi, stendere i panni, spazzare di fronte a casa, annaffiare le piante, far l’amore, ammalarsi, guarire o morire e certamente fotografare una tenda. L’indifferenza è ancora una risposta a questo leggere e rileggere lo stesso libro e sembra scritta fra le stesse fragili pagine…. Forse quel sentiero sottile è più una meraviglia, un incanto, ma a tratti anche un sapore acre e oscuro, come quando il vento porta in giro la polvere e ci si ritrova a masticarne un po’ in bocca: i denti scricchiolano. La terra e l’incapacitazione del fango. Da bambino una volta ho gettato dell’alcol su una stufa a legna e bruciato una tovaglia che era lì vicino. Certo la vampata mi ha spaventato ma è proprio quella vampata che cercavo. Quando si è dissolta è restata solo una domanda, che si chiedeva cosa era successo, ma prima, quando non era ancora linguaggio, ardeva solo di se stessa.
La tenda si offre: inevitabilmente costretto mi avvicino e scatto un’altra fotografia.
domenica 15 giugno 2008
16 il torrente giù al mulino e la casa in collina
Il rumore dell'acqua mentre passeggiamo culla i pensieri e li scioglie; il torrente è un angolo di natura silenziosa, solo noi due lungo il sentiero del mulino, ho un bastone l'ho preso per proteggerla. Intanto altrove l'insalata seminata non più di tre giorni fa si affaccia nell'atmosfera: piccole foglie, puntini verdi. Ci accompagna un cielo carico di nubi piene di forme che non si compattano a portare pioggia e non si dileguano per dare posto all'azzurro e al sole. I colori si caricano di tonalità bellissime, il verde dell'erba risplende del blu scuro del cielo, l'acqua brilla negli sprazzi di luce; molte farfalle, libellule e la sera lucciole. Sorride, si volge a guardarmi e sorride, il viso dolce, il corpo ospitale, il passo più lento per il peso. Fragili. Andiamo a vedere i maiali che pascolano allo stato brado vicino al mulino. Subito scappano impauriti e poi tornano tutti insieme curiosi, per annusarci, per capire meglio, e si avvicinano. Chi siete voi? Chi siete? Arrivati alla casa in collina mi sdraio sotto ad una piccola quercia, mi abbandono al silenzio, alla gioia muta che abbraccia ogni cosa, al pensiero di lei che dorme in casa sul letto. Guardo la finestra della camera dal giardino, gli scuri rossi sono accostati. Penso che è lì, dentro a quella stanza e sta riposando, chiudo gli occhi e sprofondo nel sonno avvolto da un dolcissimo torpore. Un paio di notti fa le ho abbracciato il ventre tondo e nel buio sembrava di cingere una sfera liquida e calda. Ho accostato il volto per raccogliere un segnale. Come sempre accade, anche solo se appoggio il palmo della mano la situazione si quieta e all'interno la creatura ascolta immobile. Chi sei tu? Chi sei?
Poi in un attimo ho sentito distintamente sulla guancia l'eco di un movimento secco e determinato e il cuore è sobbalzato per l'emozione. Allora c'è, allora davvero è qui dentro! L'insalata cresce, l'acqua scorre anche se sono lontano. L'insalata cresce, l'acqua scorre anche se sono lontano?
Poi in un attimo ho sentito distintamente sulla guancia l'eco di un movimento secco e determinato e il cuore è sobbalzato per l'emozione. Allora c'è, allora davvero è qui dentro! L'insalata cresce, l'acqua scorre anche se sono lontano. L'insalata cresce, l'acqua scorre anche se sono lontano?
mercoledì 11 giugno 2008
15 visitare un'orgia
Visitare un’orgia conviene in particolar modo durante i mesi estivi. Anzi le autorità sanitarie stesse lo consigliano anche agli anziani nei giorni più afosi e inquinati; infatti all’interno di un’orgia non manca mai una cosa essenziale: l’aria condizionata, calda o fredda che sia.
In qualsiasi città voi abbiate preso dimora da Santiago a Stoccolma, all’ingresso di un’orgia che si rispetti trovate sempre un ampio parcheggio. Grande, ordinato, mastodontico quanto basta per far atterrare anche un elicottero, anzi due elicotteri, tre o forse un battaglione intero?
Questa del parcheggio è proprio una gran comodità, inutile farne mistero. Gira e rigira per infrattare la macchina in qualche buco e vedrete che vi passa la voglia di visitare un’orgia. Invece così ci arrivate davanti senza noie e in due e due quattro siete dentro fino al collo.
L’orgia ospita centinaia e centinaia di persone...Migliaia? Milioni? Miliardi? Poco importa, fra neon abbaglianti, vetrine linde e ordinate, lavatrici e frigoriferi bellamente disponibili, tonnellate di derrate alimentari fresche e croccanti, tutto è pronto per soddisfare ogni desiderio, dal più laido al più innocente. Nell’orgia non manca nulla, ogni richiesta trova esaudiente risposta in un ampia gamma di prodotti e prestazioni. Tutto è splendido splendente, tutto è a portata di mano, tutto è tutto. Per le feste ci trovate dentro anche cinque o seicento Babbi Natale, e ad ogni stagione compaiono ragazze in pattini e shorts con microfono e auricolari incorporati. Gli spacciatori sono nei bagni, i poliziotti in borghese ovunque e i corridoi saturi di prostitute e madri di famiglia con mariti al seguito, mentre schermi giganti a cristalli liquidi tracimano attori e personaggi famosi d'ogni razza e genere. Dentro agli schermi tutti sorridono, sorridono e hanno una bocca grande, labbra carnose, denti bianchi e corpi lisci e luminosi. Le guardie giurate stazionano agli angoli, con un'ingombrante pistola alla cintola e braccia incrociate sul petto, annusando l'aria ionizzata e depurata.
Dentro un’orgia non si suda mai, gli occhi si ubriacano di compact disc e peperoni, marmellata di prugne e terriccio per gerani, videocamere digitali e pizze al taglio, bagnoschiuma al sandalo e formaggio di capra, fette biscottate integrali e pupazzi di Walt Disney in fibra sintetica, saponette alle rose e lattine di birra analcolica, scarpe da ginnastica e braciole di maiale, creme anticellulite e orzo solubile.
Da un orgia uscite spossati e carichi di pesi, ripiombate nel parcheggio con gambe molli e occhiaie scure. Fuori la temperatura è polare o assimilabile al deserto algerino a seconda della stagione. Una moltitudine vi avvolge e voi informi e anonimi come ogni faccia che vi circonda, convergete a piccoli branchi verso la vostra gabbia di metallo. Il corpo sprofonda al posto di guida, la lingua gonfia, la bocca impastata, un senso di greve insoddisfazione... Ma è giunta l'ora, cala la tenebra e ognuno schizza nella propria tana.
mercoledì 28 maggio 2008
domenica 16 marzo 2008
FREE TIBET (and CHINA)

TIBET: SARKOZY, DIALOGO CINA-DALAI LAMA O NIENTE GIOCHI
Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha deciso che non presenziera' alla cerimonia d'apertura dei Giochi Olimpici Estivi di Pechino 2008 se la Cina non aprira' al dialogo con il Dalai Lama per risolvere pacificamente la crisi nel Tibet, e se non saranno rilasciati i prigionieri politici. Il titolare dell'Eliseo aveva invano cercato di convincere i partner dell'Unione Europea a un boicottaggio collettivo dell'inaugurazione dell'Olimpiade.
(Repubblica 5-04-08)
E i politici Italiani di destra o di sinistra, di centro o di rimescolamento che fanno?

Ma i Cinesi come se la passano? Chi vuole può leggere QUI la storia di questa ragazza, si chiama Zeng Jinyan.
giovedì 28 febbraio 2008
21 una nuova trilogia?
Prologo
L'abbraccio degli occhi, la necessità del tatto e l'antro del gusto, l'immaterialità dell'udito e dell'olfatto. Sta seduto su una panca masticando i sensi, lo spessore dei colori, la necessità dei corpi, l'ebbrezza dei sapori e il dirsi di tutto questo attraverso la carne. Solo attraverso la carne transita il mondo intero, senza carne niente mondo. La primavera esplode gravida di margherite necessarie e rami carichi di fiori bianchi, rosa, rossi, ubriacando ognuna delle cinque porte disponibili di suoni, profumi, forme: pare già aprile anche se è solo l'inizio di marzo.
Ma la carne non si esprime per metafore, si dice per odori e profumi, si torce e si fa piscio, suono di lingua, calcare di piedi peso e intrecciarsi di mani, saliva, capelli nel lavandino, unghie e peli sparsi o concentrati in modo ridicolo.
I sensi non bastano a riempire di certezze. I piccoli umani lo dicono ad ogni sguardo stracolmo di stupore per ogni inutile sasso, inutile ad occhi d'adulto persi in un repertorio di nomi e fossilizzati su pratiche soluzioni pronte per l'obitorio. L'utilità delle cose, l'illusione di comprendere in via definitiva l'universo e farne un progetto è un palliativo all'ansia che sgorga dall'assenza di un motivo fondante per essere qui spalancati.
L'obitorio è proprio il luogo in cui si sbriciolano i progetti, si dissolvono i nomi, dove la relazione è opaca e lo stomaco si stringe, gli occhi non servono più per vedere, tutto tace silenzioso, le membra fredde e l'odore si fa dolciastro greve e indefinito di fiori e decomposizione, la dissoluzione, la sepoltura delle necessità e di tutto quel che si è capito. Tuttavia a guardar bene, un'ombra intraducibile abita anche il mondo aperto dei sensi, fuori in campagna o per le strade di città e proprio nello stupore dei bambini si nasconde l'effettivo buonsenso di non capire un ciliegio fiorito o un signore con un cappello e una ragazza in bicicletta.
Si alza e pensa che se riuscirà a scrivere sarà per frammenti, briciole di sensi sparsi in quel che appelliamo come realtà ma che è in effetti un incolmabile punto interrogativo. La storia è sempre la stessa ma è inevitabile ripeterla.
I Una donna
"Le labbra, guarda le labbra. Puoi scivolare dentro all'alito che hai incrociato con questi polmoni e scendere nell'umido. C'è un cuore e la pressione di cinque litri di sangue sparsi in una marea di cavi: vene e arterie, serpenti che salgono fino al cervello e scendono attraverso strettoie come il collo, per poi precipitare fino alla punta dei piedi e rimbalzare di nuovo verso la testa. Carne avvinghiata alle ossa, tubature e umori vari, intestino, vescica, una marea liquida, uno scorcio di morbide budella, due sacchi pieni d'aria, una bocca impastata di saliva. Rivestimento in pelle a contatto con l'atmosfera e poco altro. Occhi orecchie, mani lingua e un naso. I sensi spalancati attraverso cui fare un mondo o farsi una vaga idea del mondo. Guardami pure fra le gambe, metti la testa su questo ventre.
Lo senti ribollire? Senti spostarsi qualcosa di liquido, un brontolio o il lamento di qualcosa? O forse è solo desiderio?"
E mentre tutto si mescola chiude gli occhi ed i pensieri stingono per far porto alle sensazioni, come una marea che lenta bagna le caviglie e attimo dopo attimo sale.
II L'altro
Ripiega il messaggio che ha trovato sulla tavola, apre la finestra. Sono giorni di grande stanchezza e rapidi passi verso un'altra primavera.
Ogni cosa è indicibile. Ha un'amica, una donna a cui ama abbracciarsi, anche ieri si sono detti labbra a labbra. Lei gli lascia messaggi sulla tavola prima di andarsene al lavoro. Ora taglia i rami secchi della rosa e dà da bere alla felce. Libera il limone da inutili veli protettivi che aiutano solo funghi e parassiti e ormai non servono certo a proteggere dal gelo, visti i 20 gradi a febbraio. Lavora in giardino e pensa incredulo a come questa massa liquida che è corpo possa stare insieme, alla sua perfezione che al contempo evidenzia un'aurea fragilità, capita infatti che si rompa e cada in mille pezzi, allora volge lo sguardo ai cocci in cui giace riverso un conoscente ed imbarazzato si chiede su quel che accade: ma come? Non era un'invincibile armata?
Mentre innaffia gli ellebori e la rosa riscopre dietro alla grondaia delle viole bianche fresche di fioritura. Si sono accasate lì da un paio d'anni e ritornano ogni anno fra il muro di casa e gli autobloccanti, lontane da occhi indiscreti e dalla necessità di mostrarsi: un incidente di bellezza. I merli cantano fin quasi al calar delle tenebre, tutto si risveglia nuovamente e tutto si addormenta per sempre. Il giardino è un luogo dei sensi.
III Un uomo
A volte lascia tracce, anzi direi sempre. I trucchi alla deriva sulla mensola dello specchio, un paio di collant sul bordo della vasca, una camicetta per terra in attesa di lavatrice. Capita che mi svegli tardi, non la trovo più, ma trovo il suo rossetto. Allora mi ipnotizzo di fronte al riflesso di me stesso, prendo il rossetto e me lo spalmo sulle labbra e lo faccio ad occhi chiusi.
Mi sembra di sentire il suo sapore, come quando le nostre bocche si incrociano e si uniscono in una parola bagnata e per un attimo la vedo anche, magari affacciata alla finestra della terrazza. Un momento solo e mi gira la testa, allora riapro gli occhi e mi vedo lì davanti, come un pagliaccio rincoglionito, impiastricciato di rosso, in pigiama e con i capelli ancora rimescolati dal cuscino e un vuoto allo stomaco. Allora il bisogno più impellente è pisciare. Sbrigo la pratica e mi lavo la faccia con acqua gelata e sapone, finché del rossetto non resta nulla.
Sono sceso in strada quando era ormai sera, la prima sera dopo lo scoccare dell'ora legale. Passeggio un po' in questa strada di un paesino di provincia, fra giardinetti anonimi e ben curati, piccoli lussi da strapazzo. Il crepuscolo arriva tardi, gli animali tacciono e gli uomini latitano quasi siano stati tutti confusi dal cambio d'orario; il pianeta sembra essersi trasformato in una scatola vuota e silenziosa e io invece di inquietarmi respiro ad occhi chiusi. Fari in lontananza ma ci sarà poi qualcuno al volante? Giro l'angolo e dietro ad una casa un cinese sta innaffiando l'orto, la scena è surreale, lui alza appena gli occhi o forse nemmeno, ha una sigaretta all'angolo della bocca e indossa un completo grigio. Ma si può innafiare l'orto con un completo grigio? Niente di elegante, un cento per cento sintetico e sotto la giacca un'anonima maglietta chiara, tuttavia l'effetto è straniante, l'incontro imprevisto. L'innaffiatoio è blu con il doccione nero e quel che crescerà sarà probabilmente insalata. Forse non è un uomo, forse è un alieno in un involucro cinese, protetto da una nazionalità estranea da chi potrebbe carpirne l'origine sconosciuta. Sputa, proprio come fanno spesso i cinesi, senza tanti convenevoli e sparisce dietro la porta di uno scantinato. Il tempo si ferma, un attimo e le apparenze traballano. Fra l'ora solare e l'ora legale c'è uno spazio sospeso?
IV Una bambina
Mi ha sistemata in giardino lo guardo seria e anche un po' scocciata. Poi il vento ha spettinato il limone. Ha voltato appena in tempo lo sguardo per vedere tutto il mio stupore, per la luce del sole già rossastra, per quelle foglie agitate da mani invisibili. Gli occhi sbarrati, la bocca socchiusa, il corpo proteso in avanti, le mie piccole mani aperte. Chissà da dove veniamo, chissà dove andiamo. E stasera che fai? Ti vomito addosso e sorrido con occhi lucenti. Non vuol dire niente che dorma sospesa sul tuo petto con le ciglia lunghe e la testa abbandonata, i campi sono gialli ed in fiore, l'erba si fa profondo riflessa in un cielo blu scuro che cerca pioggia. L'atmosfera ti consuma e io sono così piccola. Margherite a volontà e cacca e odore di latte e morbido e bocca e ancora.
lunedì 28 gennaio 2008
20
Finalmente piove d'una pioggia lenta e sdraiata su giorni e giorni che fa fango sotto le scarpe e semina umido. Poi germina altro avanti all'alito d'uomini e bestie, stagioni di vento e abbracci passati e a venire. Il vecchio sta sparso nell'inverno, il nuovo fa già primavera. Forse sono lo stesso incomprensibile a se stesso che ovunque pulsa.
Abbandonarsi all'idea che la vita finisca, che si debbano salutare persone amate e poi sparire o vederle sparire in una tenebra silenziosa.... Pare banale, ma se questo pensiero ci pervade oltre il linguaggio e la speculazione brucia in petto come un fuoco e chiude la gola. Concedersi all'ustione è solo infliggersi un dolore superfluo?
giovedì 10 gennaio 2008
19
sabato 5 gennaio 2008
18 capolinea
Il problema non è più chi amministra o tiene le redini del potere, destra o sinistra, centro o epicentro, il modello elettorale Francese o Guatemalteco, la lotta al terrorismo ed ai cattivi o qualche altro solipsismo. Il problema sta in un sistema che non funziona più ma non per come è condotto ma per come è strutturato. Il capitalismo è alla frutta. Il petrolio costa cento dollari al barile forse possiamo permetterci ancora a lungo gli attuali livelli di consumo energetico? Il gasolio fra un po' lo andremo a comprare dal gioielliere e di conseguenza il conto al supermercato sarà presto una tortura. Non è questo già in sé un segnale preciso? E il famoso P.I.L. chi l'ha detto che deve crescere indefinitivamente? Perché attraverso il lavoro si realizza sempre meno una passione e sempre più una costrizione, spesso in condizioni di sfruttamento? Qual è l'orizzonte definitivo di questa corsa in cui si stampano dollari senza controvalore in oro?
L'economia nell'epoca della globalizzazione si abbatte sugli individui come una mannaia, in occidente chiudendoci nella gabbia di un sordo desiderio di beni per chiudere la falla di bisogni che andrebbero soddisfatti altrimenti, magari con l'ascolto interiore, il tempo opportuno, l'attesa, la compagnia e la condivisione. Fuori dall'occidente diventa semplicemente guerra spietata, emigrazione, omicidio su commissione, stupro, sfruttamento, sopraffazione, e morte. Silenziosamente ci portiamo a casa con la spesa anche tumori e cardiopatie, disturbi alimentari e crisi di panico, mentre intorno a noi l'ambiente si plasma sull'intendimento che ne abbiamo: una risorsa da sfruttare, uno spazio da cementificare, un minerale da estrarre. Detta altrimenti ci scaviamo ossessivamente la fossa con le nostre stesse mani e senza sapere perché, spinti dalla necessità a produrre e consumare senza criterio. Siamo ridotti a macchine? Chi lo dice che dobbiamo produrre ad ogni costo e consumare oltre ogni limite plausibile e al miglior prezzo possibile? Qual è il costo del miglior prezzo possibile? In Cina si registrano recentemente 287.000 suicidi a fronte di due milioni di tentativi, principalmente fra i giovani e si noti è un dato ufficiale.....Le notizie dall' India non sono di maggior conforto. Lavorare e ingoiare merci senza farsi domande è il fulcro irrinunciabile nella vita di un uomo o è solo un fraintendimento letale? Quel che sta accadendo a Napoli (certo anche per malgoverno e connivenza con la criminalità organizzata) è paradigmatico dell'indecenza di una civiltà che semplicemente non riesce più a nascondere o a polverizzare in fumi venefici la propria merda. Per essere chiari: bisogna elaborare nuove strategie di raccolta e smaltimento, imballaggi ecosostenibili e raccolta differenziata, ma soprattutto bisogna ridurre e drasticamente i rifiuti in sé e quindi i consumi alla faccia di qualsivoglia P.I.L. Automobili, cellulari, mutande e panettoni, stivali e collant, tv a cristalli liquidi e lettori mp3, bottiglie di plastica e fuoristrada da strapazzo ci svuotano l'anima lasciandoci nudi di fronte al nulla di senso. L'esistenza trascorre bruciata in una corsa superflua verso un orizzonte nebuloso dove si collocano saldamente solo gli interessi di pochi ed immensi gruppi finanziari senza scrupoli. Il resto sono chiacchiere di chi cerca di ritagliarsi una personale porzione di potere, chiacchiere giunte evidentemente al capolinea.
L'economia nell'epoca della globalizzazione si abbatte sugli individui come una mannaia, in occidente chiudendoci nella gabbia di un sordo desiderio di beni per chiudere la falla di bisogni che andrebbero soddisfatti altrimenti, magari con l'ascolto interiore, il tempo opportuno, l'attesa, la compagnia e la condivisione. Fuori dall'occidente diventa semplicemente guerra spietata, emigrazione, omicidio su commissione, stupro, sfruttamento, sopraffazione, e morte. Silenziosamente ci portiamo a casa con la spesa anche tumori e cardiopatie, disturbi alimentari e crisi di panico, mentre intorno a noi l'ambiente si plasma sull'intendimento che ne abbiamo: una risorsa da sfruttare, uno spazio da cementificare, un minerale da estrarre. Detta altrimenti ci scaviamo ossessivamente la fossa con le nostre stesse mani e senza sapere perché, spinti dalla necessità a produrre e consumare senza criterio. Siamo ridotti a macchine? Chi lo dice che dobbiamo produrre ad ogni costo e consumare oltre ogni limite plausibile e al miglior prezzo possibile? Qual è il costo del miglior prezzo possibile? In Cina si registrano recentemente 287.000 suicidi a fronte di due milioni di tentativi, principalmente fra i giovani e si noti è un dato ufficiale.....Le notizie dall' India non sono di maggior conforto. Lavorare e ingoiare merci senza farsi domande è il fulcro irrinunciabile nella vita di un uomo o è solo un fraintendimento letale? Quel che sta accadendo a Napoli (certo anche per malgoverno e connivenza con la criminalità organizzata) è paradigmatico dell'indecenza di una civiltà che semplicemente non riesce più a nascondere o a polverizzare in fumi venefici la propria merda. Per essere chiari: bisogna elaborare nuove strategie di raccolta e smaltimento, imballaggi ecosostenibili e raccolta differenziata, ma soprattutto bisogna ridurre e drasticamente i rifiuti in sé e quindi i consumi alla faccia di qualsivoglia P.I.L. Automobili, cellulari, mutande e panettoni, stivali e collant, tv a cristalli liquidi e lettori mp3, bottiglie di plastica e fuoristrada da strapazzo ci svuotano l'anima lasciandoci nudi di fronte al nulla di senso. L'esistenza trascorre bruciata in una corsa superflua verso un orizzonte nebuloso dove si collocano saldamente solo gli interessi di pochi ed immensi gruppi finanziari senza scrupoli. Il resto sono chiacchiere di chi cerca di ritagliarsi una personale porzione di potere, chiacchiere giunte evidentemente al capolinea.
mercoledì 2 gennaio 2008
17 buon viaggio a Ettore Sottsass

Radici viennesi e viaggi. Cosa ha contato di più, nella sua storia?
"Hanno contato entrambi, e molto. I viaggi, in particolare, dovrebbero servire a uscire dalla condizione scolastica, qualunque essa sia. Alla fine sommi le esperienze, le visioni, le emozioni, e diventi tu. Con Barbara una volta in Thailandia ci fermammo sulle rive di un grande fiume. Il caldo era atroce, e avevamo fame. Ci portarono un samovar bollente, con pesce lesso e piccante, e una specie di liquore, anch' esso caldo. Sulla riva i bambini giocavano e le donne si lavavano. Allora, forse drogato dal calore, forse ubriaco, dissi alla mia compagna: ora mi ammazzo. Lei fu sorpresa, e mi domandò perché. Perché non sarò mai più felice come adesso, risposi".
(tratto da Repubblica.it qui puoi leggere l'intervista completa)
lunedì 31 dicembre 2007
15 eastern promises
C'è un film profondamente Natalizio nelle sale, carico di un confronto stretto fra il bene e il male, arso dal nichilismo che incendia l'occidente, intriso di un desiderio di amore e speranza ma affogato nella malinconia e nell'amarezza, come devono essere inevitabilmente amore e speranza ai giorni nostri. Un film che è anche politico dal momento che esplicita l'impossibilità di costruire un intorno di diritto e giustizia per gli individui a cui manchi una qualsiasi forma di potere ("...gli schiavi mettono al mondo altri schiavi."). Interpretato magistralmente da un coro di attori che parla con i toni della tragedia greca, fra sangue, stupri, omicidi e tradimenti, eppure è un film di Natale come non se ne vedevano da anni. Si esce dal cinema scossi e questo è sempre un dono che pochi artisti sanno concedere. David Cronenmberg invecchia in modo semplicemente stupendo, navigando verso una saggezza cruda e corrosiva. Ah che bello......mi taglio una fetta di panettone e dico grazie.
giovedì 27 dicembre 2007
mercoledì 26 dicembre 2007
martedì 25 dicembre 2007
14 difficile e aspro
A volte le relazioni umane sono difficili. Come ruote dentate di un meccanismo che non si incastra più armonicamente, slittano, stridono, spingono e si spaccano. C'è una fatica reciproca dove la colpa non conta, dove il motivo che ha spinto ad un certo gesto non ha peso, così come la risposta dell'altro ed il trascinarsi di recriminazioni e scontri. I soggetti perdono il loro ruolo di protagonisti e quel che era una comunione si raffredda, quel che era un legame si allenta, un'amicizia si diluisce e si perde. Lo stomaco si chiude, si apre un conflitto e si divaricano le strade. Accade spesso e la ricerca delle ragioni scatenanti lascia spesso con un pugno di mosche in mano, un'assenza, un niente. Cosa è stato?
C'è grande caducità e impermanenza calcando la superficie del pianeta. Certo abbiamo obiettivi e legami per cui daremmo noi stessi e forse la nostra stessa vita. Ma infine il sipario si chiude su tutto, sulle relazioni che hanno accompagnato un'esistenza, come su quelle che si sono dissolte in un attimo quasi fossero ombre fugaci. Tutto questo brucia, brucia di un fuoco che è difficile definire piacevole. Allora il Natale restituisce in particolare la trama di un tessuto che a tratti è liso e si offre, in quest'epoca d'oblio, nella sua accezione negativa: mostra i limiti di quel che vorremmo essere una relazione più profonda, totalizzante e duratura, ma che si dà così in un'asprezza inevitabile.
C'è grande caducità e impermanenza calcando la superficie del pianeta. Certo abbiamo obiettivi e legami per cui daremmo noi stessi e forse la nostra stessa vita. Ma infine il sipario si chiude su tutto, sulle relazioni che hanno accompagnato un'esistenza, come su quelle che si sono dissolte in un attimo quasi fossero ombre fugaci. Tutto questo brucia, brucia di un fuoco che è difficile definire piacevole. Allora il Natale restituisce in particolare la trama di un tessuto che a tratti è liso e si offre, in quest'epoca d'oblio, nella sua accezione negativa: mostra i limiti di quel che vorremmo essere una relazione più profonda, totalizzante e duratura, ma che si dà così in un'asprezza inevitabile.
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