venerdì 21 dicembre 2007

13 ode a Clint Eastwood



fotografia di Anton Corbijn

Ieri sera ho visto il "Cavaliere Pallido" e così mi è venuta voglia di cantare la bellezza scabra del cinema di Clint Eastwood. Clint parte dal sogno americano, parte da destra e parte in quarta, con la forza e con l'ingenuità che solo gli americani sanno avere. Penso ad un'ingenuità positiva, fresca, che inevitabilmente riduce le parti, le schematizza, ma che è carica di una forza dirompente e vitale. Clint si fonda sulla dialettica fra bene e male, come ogni artista che si rispetti e sia animato dal fuoco di una domanda seria (a proposito non perdetevi l'ultimo Cronenberg "La promessa dell'assassino", unica pellicola decente nelle sale). Eastwood/Callaghan e la sua 44 magnum iniziano la loro avventura sparando ai genitali dei delinquenti ed evitando le pastoie del politicamente corretto ed altre sabbie mobili veltroniane. Dice e fa la cosa sbagliata e per certi aspetti se il gioco finisse qui sarebbe genuino ma alla lunga farebbe anche un po' schifo. Tuttavia in Clint succede qualcosa di monumentale, il sogno americano si infetta di dubbi e qui si dà lo strano ed il bello del suo fare cinema. Il nostro invecchia e ogni anno che passa accoglie nuove domande e problemi irrisolti. Le pellicole sono allagate da un senso di sconfitta della giustizia, di ambiguità e caducità e in sostanza dall'impossibilità di evitare le molte facce contrastanti di ogni storia. Un po' il contrario di quel che solitamente avviene con l'avanzare degli anni quando lo stile si sclerotizza in maniera pesante e si ripete ad oltranza lo steso disco. Il texano dagli occhi di ghiaccio sceglie invece un'altra china, impervia, ma proprio perché impervia ricca e vitale. Incrocia l'eutanasia (One million dollar baby), l'ambiguità delle apparenze (Mystic River), l'inafferrabilità della giustizia e il peso del destino (Un mondo perfetto, Mystic River) o simmetricamente il realizzarsi della giustizia ma nel fallimento dei sentimenti (il Cavaliere pallido) e così via realizzando in ogni pellicola l'impossibilità di una compiutezza in cui risolvere la narrazione, ma lasciando aperto il giudizio ed investendo di dubbi chi guarda (gli Spietati, I ponti di Madison County, Bird). Con questo atteggiamento, che non esito a definire filosofico, il barbaro Callaghan supera di slancio registi ben più capaci come mestiere e sguardo formale, penso a Spielberg per esempio, registi che tuttavia alla resa dei conti non sanno far altro che proporre sullo schermo le aspettative più elementari dello spettatore, in un gioco piacevole per produttori in cerca di incassi, ma che una volta usciti dalla sala cinematografica non lascia niente, e alla lunga distanza si rivela completamente caduco e sterile. Al contrario quando si riaccendono le luci al termine di un film di Clint, si resta perplessi e malinconici, in uno stato d'animo ricco e con una bagaglio di pensieri da portarsi a casa. Non si è, grazie a Dio, soddisfatti. Sia chiaro non mancano cadute nella filmografia del nostro, che quando sbaglia, sbaglia di brutto "Firefox", "Debito di sangue" tanto per citarne un paio. Non ho ancora visto "Flags of our father" e "Lettere da Iwo Jima" (in serata mi sparo "Gunny" e "Cacciatore bianco cuore nero") ma di seguito butto lì un elenco dei film che ho amato del vecchio leone Eastwood. Vedete un po' voi se vi torna questa accozzaglia di complimenti e la lista dei preferiti qui di seguito.

Million Dollar Baby (regista,attore,musica) Clint Eastwood 2004

Mystic River (regista,sceneggiatore,musica) Clint Eastwood 2003

Potere assoluto (attore,regista) Clint Eastwood 1997

I ponti di Madison County (regista,attore) Clint Eastwood 1995

Un mondo perfetto (regista,attore) Clint Eastwood 1993

Gli spietati (regista,attore) Clint Eastwood 1992

Bird (regista) Clint Eastwood 1988

Il cavaliere pallido (attore,regista) Clint Eastwood 1985

3 commenti:

carlotta ha detto...

Momento difficile,poi ti dirò. Torno presto,comunque passo spesso a trovarti e a leggerti.

paracetamolo ha detto...

Che ripetitiva, mi trovo sempre in momenti difficili...e che palle!
Cmq io il regista della tua accurata recensione lo trovo un pò troppo nazionalista.

atoshi kawabata ha detto...

Sì, Clint è un uomo di destra, ma quel che mi interessa è proprio che pur essendo di destra non cade nei luoghi comuni della destra e questo è bellissimo. Simmetricamente sarebbe bello che accadesse lo stesso a sinistra, che intellettuali e artisti fossero capaci di questa corrosività, e si fotta il politicamente corretto. Ma se guardi a Redford, politicamente sul versante opposto di Clint, bravissima persona, vedrai come sia pur animato da ottimi propositi il suo cinema sia spesso debole e scontato. Clint è animato da un individualismo che lo fa esistenzialmente pregnante. Il finale di un mondo perfetto è fantastico in questo senso. Grande Clint!