martedì 25 dicembre 2007

14 difficile e aspro

A volte le relazioni umane sono difficili. Come ruote dentate di un meccanismo che non si incastra più armonicamente, slittano, stridono, spingono e si spaccano. C'è una fatica reciproca dove la colpa non conta, dove il motivo che ha spinto ad un certo gesto non ha peso, così come la risposta dell'altro ed il trascinarsi di recriminazioni e scontri. I soggetti perdono il loro ruolo di protagonisti e quel che era una comunione si raffredda, quel che era un legame si allenta, un'amicizia si diluisce e si perde. Lo stomaco si chiude, si apre un conflitto e si divaricano le strade. Accade spesso e la ricerca delle ragioni scatenanti lascia spesso con un pugno di mosche in mano, un'assenza, un niente. Cosa è stato?
C'è grande caducità e impermanenza calcando la superficie del pianeta. Certo abbiamo obiettivi e legami per cui daremmo noi stessi e forse la nostra stessa vita. Ma infine il sipario si chiude su tutto, sulle relazioni che hanno accompagnato un'esistenza, come su quelle che si sono dissolte in un attimo quasi fossero ombre fugaci. Tutto questo brucia, brucia di un fuoco che è difficile definire piacevole. Allora il Natale restituisce in particolare la trama di un tessuto che a tratti è liso e si offre, in quest'epoca d'oblio, nella sua accezione negativa: mostra i limiti di quel che vorremmo essere una relazione più profonda, totalizzante e duratura, ma che si dà così in un'asprezza inevitabile.

5 commenti:

atoshi kawabata ha detto...

ARCHIVIO UNO:
"Ti sei mai chiesto che senso abbia davvero la vita? La nostra mente non riesce a capacitarsi di non trovare il senso della propria esistenza. Si lascia quindi ingannare dagli obiettivi che ci poniamo a breve termine. Per tutta la vita rincorriamo qualcosa che ci faccia provare una soddisfazione temporanea. Ma se smettessimo di pensare a breve termine e cominciassimo ad avere una visione più ampia della nostra esistenza? Un cambio di punto di vista sulla nostra esistenza può essere straziante. Mi sta uccidendo. Qual'è il senso di tutto ciò che esiste?"



Kurt

atoshi kawabata ha detto...

ARCHIVIO DUE:
Un uomo, ha la facoltà di accorgersi di sé. Questa cosa che appare banale, nasconde un abisso, l'abisso che io e te siamo. Se costantemente si coltiva questa facoltà si scoprono territori assolutamente sconosciuti ed imprevedibili. "Credi che tutto questo ci aiuti a non lasciarci inghiottire dai nostri sentimenti? Non esserne inghiottiti lasciandosene comunque pervadere...è uno sforzo atroce". Così mi scrivi. Ebbene sembra che l'unica opzione a noi possibile sia andare incontro al mondo, accogliere il mare dentro casa, lasciare allagare le stanze, ma essendo consapevoli di quel che accade mentre le stanze si riempiono d’acqua. Forse l'orizzonte non é trovare la ricetta per troncare l'alternarsi di sofferenze e piaceri in una piatta felicità farmacologica. Non è forse proprio questa alternanza la sostanza costituente di quel che l'uomo é come soggetto desiderante? La scienza, promette da tempo una pace chimica ma invano, e con la peste di far passare l'idea che sia possibile estrarre la sofferenza come un dente marcio. Regolarmente non accade e si soffre ancor più. Ti é mai capitato di essere coinvolta in un'attività piacevole e coinvolgente e vivere improvvisamente uno stacco improvviso che non é distrazione ma un vedersi da una distanza. In quegli attimi sono sconosciuto a me stesso e al contempo mi sento in una dimensione autentica. Non so dove radicarmi e se mai sia lecito radicarsi in qualsiasi cosa. Tu lo sai? A dopo, più tardi, domani, mai più.

Barbara ha detto...

..e io che ho mi sono quasi sempre lasciata "ingannare" dagli obiettivi a lunga distanza? credi che per me sia stato diverso? ora mi ritrovo a rivedere il tutto secondo l'ottica del prendere quello che che mi piace in questo momento,tentando di fare mio l'assioma che "la realtà è qui e adesso, tutto il resto non esiste e non voglio occuparmene"

atoshi kawabata ha detto...

ARCHIVIO TRE:
Avere un pene in casa è un'evenienza fastidiosa. Il pene si infila in casa genermente alla ricerca di cibo e si intana sotto i mobili, negli angoli della cantina o peggio si infratta dentro un armadio per fare i comodi suoi.
E' difficile che un pene possa essere aggressivo, ma nella malaugurata ipotesi che accada non bisogna aver pietà e con rapidi e decisi colpi di scopa sarà necessario liberarsi di lui stordendolo a dovere, o dove necessario eliminandolo drasticamente. Si possono elaborare alcune strategie per evitare l'ingresso di un pene in casa. Ad esempio predisporre alcune trappole in cui attirarlo e sistemarle in giardino o in prossimità di luoghi frequentati abitualmente dal pene. Siate attenti a non lasciare aperte le imposte in inverno per lungo tempo: il pene ama il tepore e nei giorni di freddo intenso può infilarsi nella nostra casa e diventare quell'incubo con cui nessuna di noi vuole avere a che fare.
Posso personalmente testimoniare di un'amica che per ben tre giorni ha dato la caccia a un enorme pene che correva da tutte le parti: dalla cucina al tinello, dal soggiorno ai bagni, gettando l'intera famiglia nello sconforto. Solo grazie ad un consiglio di un'esperta si è riusciti ad isolare e poi defenestrare l'infausto inquilino.
Quindi, nel caso accada anche a voi di avere un pene fra gli ospiti indesiderati, non fatevi prendere dal panico, ma attuate una strategia efficace e non rinunciate ai consigli preziosi di chi ha già sfrattato con successo un pene dalla propria casa.

Anonimo ha detto...

leggere l'intero blog, pretty good