domenica 15 giugno 2008

16 il torrente giù al mulino e la casa in collina

Il rumore dell'acqua mentre passeggiamo culla i pensieri e li scioglie; il torrente è un angolo di natura silenziosa, solo noi due lungo il sentiero del mulino, ho un bastone l'ho preso per proteggerla. Intanto altrove l'insalata seminata non più di tre giorni fa si affaccia nell'atmosfera: piccole foglie, puntini verdi. Ci accompagna un cielo carico di nubi piene di forme che non si compattano a portare pioggia e non si dileguano per dare posto all'azzurro e al sole. I colori si caricano di tonalità bellissime, il verde dell'erba risplende del blu scuro del cielo, l'acqua brilla negli sprazzi di luce; molte farfalle, libellule e la sera lucciole. Sorride, si volge a guardarmi e sorride, il viso dolce, il corpo ospitale, il passo più lento per il peso. Fragili. Andiamo a vedere i maiali che pascolano allo stato brado vicino al mulino. Subito scappano impauriti e poi tornano tutti insieme curiosi, per annusarci, per capire meglio, e si avvicinano. Chi siete voi? Chi siete? Arrivati alla casa in collina mi sdraio sotto ad una piccola quercia, mi abbandono al silenzio, alla gioia muta che abbraccia ogni cosa, al pensiero di lei che dorme in casa sul letto. Guardo la finestra della camera dal giardino, gli scuri rossi sono accostati. Penso che è lì, dentro a quella stanza e sta riposando, chiudo gli occhi e sprofondo nel sonno avvolto da un dolcissimo torpore. Un paio di notti fa le ho abbracciato il ventre tondo e nel buio sembrava di cingere una sfera liquida e calda. Ho accostato il volto per raccogliere un segnale. Come sempre accade, anche solo se appoggio il palmo della mano la situazione si quieta e all'interno la creatura ascolta immobile. Chi sei tu? Chi sei?
Poi in un attimo ho sentito distintamente sulla guancia l'eco di un movimento secco e determinato e il cuore è sobbalzato per l'emozione. Allora c'è, allora davvero è qui dentro! L'insalata cresce, l'acqua scorre anche se sono lontano. L'insalata cresce, l'acqua scorre anche se sono lontano?

6 commenti:

atoshi kawabata ha detto...

ARCHIVIOuno:
Le palpebre del cielo si scostano un attimo: filtra improvvisa una lama di luce, entra in cucina e sbatte direttamente sulla tavola. Il bicchiere d’acqua, la bottiglia di plastica e un paio di chiavi si lasciano annegare nello splendore. Quelle dell’auto, sì sono proprio le chiavi dell’auto. Prendo il bicchiere e bevo un sorso avanzando d’un passo verso la finestra aperta sul cortile. Presto pioverà nuovamente, giusto uno strappo fra la coltre di nubi. Sto lì immobile. Le betulle sventolano foglie bianche mentre un grande pioppo cipressino si piega al vento. Alberi. La sciabola di sole incide un orizzonte blu scuro, sta per finire la mattinata, si dà silenzio anche se centinaia di microsuoni transitano portati dal vento: auto lontane, uccelli, foglie degli alberi mosse dall’aria. Poi la luce affievolisce lenta, si diluisce in un solco lattiginoso, un’ombra luminosa in dissolvenza. Lo spazio si chiude, il sole scompare, le tonalità del blu scuro riassorbono l’erba in un verde intenso. Ogni adesso muore fra le mani, ogni respiro, nel suo peculiare sapore, scompare in un pulviscolo d’altro. Conservo immagini disperse, tanti paesaggi, tante città tanti amori, tanti uomini, tanti nomi, tanti mestieri..Eppure anche l’attimo di luce è rotolato fra loro, anche l’acqua che stava nel bicchiere, riempiendolo ad un determinato livello ora naviga, sparsa dentro a questo corpo. Non riuscirò mai più a colmare il bicchiere esattamente a quel livello, e la luce non tornerà mai più sul tavolo della cucina proprio con quell’angolazione, abbracciando quegli oggetti, localizzati secondo quelle coordinate. Il vento non investirà mai più le betulle in questo quarto d’ora estivo, con la medesima intensità e la stessa direzione. Emergerà esclusivamente l'apparenza di “qualcosa di simile” ma mai sarà data l’opportunità dello stesso, sia una biro caduta sul pavimento o l’abbraccio di una persona. Cosa vuoi fare, cosa vuoi dire, quali idee d’equità e giustizia vuoi sostenere, tu che stai con un bicchiere blu in mano? Tutto accade, pensieri come i tuoi, pensieri opposti ai tuoi, eventi opachi e incomprensibili, eventi che paiono darti una ragione. Il disegno complessivo resta ineffabile, il cielo si chiude, le nuvole sono bellissime, accosto la finestra, prendo le chiavi dell’auto e mi preparo ad uscir di casa. Sulla soglia, mentre sto per chiudere la porta alle mie spalle, penso a come ogni attimo sia inafferrabile; anche la vita si dà in un istante. Quando diciamo d'esser qualcosa, quel qualcosa, per sua natura, già volge ad altro. Ogni idea di continuità e coerenza è un inganno. Piove.

atoshi kawabata ha detto...

ARCHIVIOdue:
L’aspro sapore di sé, il turbinio abituale della propria carne. La ripetizione perenne che siamo si traveste di sorpresa, dando spazio agli stessi entusiasmi o alle solite sofferenze. La passeggiata lungo il fiume in fondo a destra, dopo il mobilificio, dove si incontrano ricci e scoiattoli e infine la marmellata di lamponi assopita in dispensa, che paziente aspetta mattino. Appetiti, digiuni, dolori e godimenti, infine la voce. La mutevole tonalità della nostra voce scivola, incerta o sicura, e rimbalza nel pozzo ultimo di un silenzio immane. L’interlocutore, capitato sulla linea dell’orizzonte, ascolta. Ci guarda costretto in quell’attimo, abbandonandosi al nostro flusso di parole. A volte si fa compagno di navigazione, emette suoni a sua volta e pare un coro o un semplice schiamazzo. Ma l’altro è un riflesso. L’indimenticabile scena finale della “Signora di Shanghai”, gli specchi cadono in frantumi uno dopo l’altro. Il giovane Orson Welles, ancora affamato di cinema, prima di vestire panni infernali e farsi demone. La splendida Rita Hayworth fra le sue braccia, bionda per l'occasione, ferita a morte. Insieme incarnano il fragile sipario che ci inganna indossando le vesti di un un solido paesaggio, quando in realtà è un'incredibile visione generata da un gioco di riflessi. Il coniglio compare dal cilindro, il coniglio scompare nel cilindro. Buonanotte.

atoshi kawabata ha detto...

ARCHIVIO tre
un rosso profondo di schiuma
luci e brillantini
dite alle braccia
di mani sparse e ridicolo
così guadagno il pane e le vesti griffate
senza sapere dove alloggiare la stupidità
fuori e dentro
distrattamente annego
in un frivolo quotidiano di occhi
e poco altro
ignara o no galleggio
sulla tenebra di un'ennesima sera
sfuocato paesaggio di strade
anche tutto questo appare
chiacchiera niente più
di tavoli e ristoranti
toilette e rossetti
cascame di profumi
edera d'impellenze carnali
poi il ritorno a casa
sola e in sciatta attesa
del solito copione

valeria ha detto...

sigh che dolce e commovente

Loki ha detto...

Ciao Atoshi, ho letto molto volentieri sia il post che i commenti all'interno. Soprattutto ho apprezzato l'accostamento tematico, sfumato e discreto, tuttavia evidente, la complementarieta' delle prospettive espresse, soltanto in apparenza contraddittorie..

Loki ha detto...

Ineffabile, inesplicabile...non significano insensato, ma appunto tali concetti non di rado si confondono ed adirittura si identificano l'uno con l'altro: e' qui il linguaggio a sviarci, o che altro?...
A.