domenica 22 luglio 2007

22 la gronda (da STASI)

se
non è
sgocciola solo quel che c’è
da una gronda
fa una pozza
profonda migliaia e migliaia
ogni goccia scava e scanna
certo se
ma non è
ripararla forse per evitar vertigini
di muschi e licheni
di gatti e di navi
di pesci e astronavi
del tutto che è
dalla terrazza la si domina
o nella terrazza si sprofonda?
allaga e si allarga
fuori è dentro
dentro è fuori
occorre un carro attrezzi
per trascinare via il cielo
e questo oceano incombente

all’officina dicono:
“L’oceano e il cielo passi a ritirarli martedì sera, dovrebbe esser tutto a posto
ma per la gronda chiami un lattoniere, quello non è il nostro mestiere.”.

Ah benissimo, bravi meccanici operosi e arditi
gente d’ingegno scoppio e tungsteno
chiavi inglesi e cromosomi bulloni e genomi


ma in petto m’avanza una stanza
ampia forse immensa
profonda migliaia e migliaia
e sono da capo senza sponda
nel mare spuntato dalla gronda.

4 commenti:

atoshi kawabata ha detto...

ARCHIVIOuno:
Il mistero d’ogni situazione, non per la modalità in cui si presenta, ma per il semplice fatto di trovarsi calati in una circostanza determinata. L’impossibile aspirazione ad altro, la volontà di potenza, il sapore di sentirsi artefici, quando anche in questo sapore siamo caduti. Qualsiasi alternativa non esiste. Si può solo avvolgere d'oblio questa negazione totale, distrarsi ed immedesimarsi, chiederne un'altra fetta quando le cose girano per il verso giusto. Oppure lamentarsi, torcersi nella paura, chiedersi affannosamente del senso, quando si è costretti ai morsi depravati della sofferenza. Infine strappato il sipario, resta questo, solo questo, qualsiasi sia il vento che scuote l'animo. Nebbia di fine febbraio, algebra inestricabile e irreversibile : le margherite sono in fiore.

atoshi kawabata ha detto...

ARCHIVIOdue:
La disinfezione operata dalla morte. Non l’idea ma il fiato vivo della morte che incombe, come una finestra sbattuta dal vento o un bicchiere di vino rosso rovesciato sulla tovaglia. L’imbarazzo d'aver scambiato un badile per un cucchiaio. Nel messaggio R scrive che la salute di L si è aggravata. Ricordo bene l’ultimo incontro con L, sembra quasi grottesco pensare ad un peggioramento. Qui sulle Alpi ai confini con l’Austria è una serata fredda e piovosa. R mi chiede di pregare. Resto nudo, senza le mutande di qualche pensiero. Pregare. Pregare per la salvezza di L e per cosa? Sto leggendo un libro dove un uomo fra i cinquanta ed i sessanta rivive l’adolescenza alla luce della recente morte della moglie, dopo un'inesorabile e straziante malattia. Si intitola “Il mare”. La strana mappa del caso, il seme irrisolto delle coincidenze. Chiudo il libro e accendo il cellulare, che in montagna tengo religiosamente spento da giorni. Arriva inesorabile il messaggio di R con il solito tono propositivo e solare, malgrado si parli di L e del suo critico stato di salute. Qui nell’appartamento mansardato la pioggia insiste a moltiplicare ogni dubbio. Pregare. Mi fermo a ricordare tutti i ruscelli incrociati nella passeggiata di oggi pomeriggio e soprattutto all’acqua che scorreva fra i sassi, fotografata con insistenza da V. L’acqua ed il suo canto di torrente o di pioggia che sento adesso gocciolare nella gronda. L’acqua mormora quel che qui stenta a farsi parola, a imbastire una trama, a chiedere. Pregare. La mappa della comprensione ridotta a brandelli. Una sequenza infinita di discorsi, che fin dalla prima sillaba comprendono in sé il germe del silenzio. Nudità e silenzio. Pregare. Bisogno di cambiare tutto, per cambiare tutto; conclusa la mutazione sarà però perso anche il ricordo di quel tutto che era prima (inevitabilmente si modificherà infatti anche la memoria, parte integrante della totalità “passata”). Il tutto resta inesorabilmente e staticamente uguale a sé stesso pur cambiando forma continuamente e senza sosta. Mare. Se possibile che sia un abbraccio e non una lotta e tu non debba gridare o disperarti. Pregare. ".....Mentre ero lì, all'improvviso, no, non all'improvviso, bensì in una sorta di spinta verso l'alto, tutto il mare si gonfiò; non fu un ondata ma un impetuosa, fluida marea che pareva venire dagli abissi, come se laggiù qualcosa di immenso si fosse mosso, e fui sollevato per un istante, portato un po' verso riva e poi riposato in piedi come stavo prima, quasi che nulla fosse successo. E invero, nulla era successo, un nulla importantissimo: nient'altro che una delle tante, indifferenti scrollate del vasto mondo. Allora mi venne a chiamare un'infermiera, mi voltai e la seguii dentro, e fu come se mi addentrassi nel mare.". John Banville "Il mare"

atoshi kawabata ha detto...

ARCHIVIOtre:
golem di sabbia e terra/mani anziane/che tornano farina e grano/ pane/limo scivola sabbia/fango e farfalla inghiottita da fiume/ per cibo a pesci e rottami/gigante di sasso e roccia/materia errante/ che frana a blocchi e macerie/istante/lume masso scheggia/fossile e foresta sepolta da vulcano/per sfida a uomini e cani/giglio di palude e acqua/mare liquido/che schizza spuma e sale/fluido/labbra armonia aria/furia e favola sparsa da membra/per talamo a occhi e bocca/guerra di taglio e metallo/mappa aviogetto/che avvolge fumo e rovina/ brevetto/lama contagio febbre/femore e fogna divelta dall' arido/per segnavia a serpi e banchieri/germoglio di pioggia e nubi/ muschio ombra/che beve suono e silenzio/fronda/litania cupola faggio/flusso e festa illuminata da erba/per ettari a bosco e prato/ogni cosa d’un vento fattosi adesso e per nient’altro/immemore d'ogni vicenda/eccolo cede all'estate e poi al tutto.

atoshi kawabata ha detto...

ARCHIVIOquattro:
Pulsa malgrado i tredici millimetri. Come nascondersi a ciò che non tramonta e poi cosa capisce del vento? Vento caldo di fine aprile a metà gennaio. Il cielo splende enorme. Pulsa dentro a un mondo liquido e si mostra incognita in cerca d'approdo. Viene da un mare e quel silenzio porta. Cosa? Ventre. Germoglio. Isola.