domenica 22 luglio 2007

24 simmetrica (da STASI)

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angoli e volumi
paiono le cose
risega di centimetri
incastri concavi o convessi
rette ortogonali

a strappo del sipario tutto scambia

spazi emozionali
teoremi irrisolti o perplessi
nuovi perimetri
sbocciano altre rose
escono grumi
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3 commenti:

atoshi kawabata ha detto...

ARCHIVIOuno:
al primo notturno vento di febbraio anatre dormono ai bordi del torrente gorgoglia l’acqua riflette luna e pali della luce le folate si portano via frusciare di canne e foschia di pensieri arrivato sulla strada un’alba di semafori dice: “Anche domani è già passato”....... 2 al secondo notturno le foglie della rosa cadute a terra gatto nero in avanscoperta si fa ombra della tenebra scorre aria densa gelo e benzene il buio inghiotte l’orizzonte e una catasta di progetti abbracciato il calore di casa un’eco distinta proclama: “La Grande Muraglia non è bastata”....... 3 al terzo notturno la fontana di ghisa merli e ghiandaie azzurre tacciono sotto i piedi terra compatta freddo e asfalto sfregarsi di mani e sirene d'ambulanza suscitano evidenze giunto al parcheggio un autoarticolato targato Lisbona sussurra: “Ogni luogo e nessun luogo”....... 4 al quarto notturno rami nudi di un olmo cani abbaiano a contratto lontano un fuoco sputa braci fumo e plastica bruciata cielo terso e transitare d'aerei imbastiscono trame passato a fianco della baracca che vende castagne una canzone suggerisce: “Siamo soli”....... 5 al quinto notturno precipita pioggia a fiotti gocciolare di parabrezza e motori l’asfalto riflette uno scivolare disorientato a fari bianchi e rossi buio e greve sciabordare di pneumatici persi traccia su traccia superata la stazione di rifornimento un pannello pubblicitario recita: “Non avrai altro risparmio al di fuori di me”....... 6 al sesto notturno nebbia a sipario silenzio e ovatta d’un campanile insonne sentieri ottusi apparecchiano strade malferme un’ umida motta gassosa ingoia ogni segnale luminoso seduto nel reuma dell’incertezza un pensiero alla tempia si conficca: “L’apparenza è oblio, l’oblio è apparenza”....... 7 al settimo notturno cala la brina polvere ghiacciata dorme fra ragnatele e campagna sdrucciolare bianco e parabrezza da raschiare fiato fuma d’ansa calda e fiumi gelano di cielo e scappamento un vitello dentro un camion lo sguardo oltre la grata grida: “il linguaggio è un ponte su un abisso senza rive”

atoshi kawabata ha detto...

ARCHIVIOdue:
Aspetta in una stanza vuota; occhi spalancati, bocca socchiusa. Nello sbattere del vento filtra da una finestra la luce del pomeriggio, e accanto alla valigia nera la sera porterà un mattino senza sigarette, uno squillo del telefono, l’auto a noleggio. Sei ore di viaggio lungo l’autostrada e là dove deve andare ci saranno altre persone. Ma ci saranno poi altre persone? Altre parole…. Imparerò qualcosa o resterà solo polvere di pensieri? A quale esperienza posso aggrapparmi, su quale foglio sta scritto il crepuscolo che sta spegnendo i contorni della porta? Da dove queste schegge di vetro? Perché in quell’albergo ho toccato un certo sorriso? Cosa sta succedendo? Questo si chiede stando seduto a terra, gambe distese, testa appoggiata al muro, mentre la pistola con la sicura alzata, tace buia lì a fianco.

atoshi kawabata ha detto...

ARCHIVIOtre:
Ha un capogiro e perdendo l’equilibrio sbatte la nuca contro il muro: ride e piange. La faccio accompagnare in bagno e poi in infermeria. Ho paura che svenga, è in un leggero stato confusionale, ma per fortuna non si è fatta male. Finita la lezione vado a trovarla per una decina di minuti. Sorride, gli occhi verde chiaro sgranati, disorientata e sorpresa. Una parentesi d’adolescenza, l’incapacitazione per un corpo che si disconnette e cambia, sgomita cerca spazio, spinge. Mangiamo una fetta di torta al cioccolato emersa chissà come dalla segreteria e scherziamo sul deficit di zuccheri. Ci diamo una ragione alla nutella per l'accaduto a cui non crediamo nessuno dei due. Sorride, con il sorriso di quando non si capisce qualcosa ma non si vuole darlo a vedere. Un attimo sospeso, una pausa e devo correre in stazione e saltare sul treno. Il tassello di un mosaico, un piccolo imprevisto e lo stato delle cose su cui inevitabilmente impattiamo. Fuori dal finestrino il cielo grigio di gennaio scorre uniforme e il treno mi porta via mentre la ragazza scende in mensa accompagnata da un'amica.