sabato 28 luglio 2007

25 infiammabile sé



La filosofia non è il gioco del monopoli o il gargarismo di qualche dotto parolaio. La filosofia è un fuoco di fronte a cui il mondo e la carne bruciano. Chi ha i "piedi per terra" magari si trova in realtà sospeso per aria e quel che appare centrale è assai spesso periferico, malgrado le nostre percezioni gridino eventualmente il contrario: i sensi dicono quel che possiamo accogliere. La praticità è in questi frangenti una chimera, la complessità e l'incapacitazione, al contrario, sono la disponibilità a naufragare oltre questo velo, riassumibile in una sgualcita carta d'identità e in poche pulsioni assai comuni (e che sia chiaro non disprezzo affatto, anzi è vero il contrario e la pulsione dello scrivere ne è qui prova evidente).
Ma quando si pone una questione precisa e si affidano all'altro parole che alimentino questo fuoco, il fuoco di farsi domande essenziali e quindi esistenziali, ebbene proprio in quel momento molti volgono lo sguardo altrove tornando con "i piedi per terra" ed immergendosi nella pulsione più cara o naufragando completamente in un imprevisto inatteso e improcrastinabile. Puntualmente.
Eppure al fuoco non si sfugge, anche rasando ossessivamente l'erba in giardino, abbandonandosi al tedio, all'amore eterno, al bar o a qualsiasi altra faccenda. Si brucia sempre ed inesorabilmente, si brucia all'inizio di se stessi.

Cosa alimenta inequivocabilmente la combustione?

“Voi avete cercato di capire il trucco, ma non riuscite a trovarlo perchè in realtà non lo avete cercato per davvero. Per tutto il tempo avete fatto finta di guardare, perchè in realtà voi non volete scopirire il segreto, voi volete essere ingannati…”

"Every great magic trick consists of three parts or acts. The first part is called "The Pledge". The magician shows you something ordinary: a deck of cards, a bird or a man. He shows you this object. Perhaps he asks you to inspect it to see if it is indeed real, unaltered, normal. But of course... it probably isn't. The second act is called "The Turn". The magician takes the ordinary something and makes it do something extraordinary. Now you're looking for the secret... but you won't find it, because of course you're not really looking. You don't really want to know. You want to be fooled. But you wouldn't clap yet. Because making something disappear isn't enough; you have to bring it back. That's why every magic trick has a third act, the hardest part, the part we call "The Prestige"."

dal film PRESTIGE di Christopher Nolan

2 commenti:

atoshi kawabata ha detto...

ARCHIVIOuno:
Concedersi o meno alla passione, qualsiasi umana forma possa assumere, o relazionarsi alla passione in cui, costretti e non per scelta, ci si ritrova calati? In altri termini si può "star fuori" o 'dentro" alle passioni oppure si è coinvolti o esclusi malgrado sé ? Infine lo straniamento. E' possibile sentirsi distanti da qualcosa che al contempo ci coinvolge particolarmente? Quindi non una distanza dettata da disinteresse, anzi il contrario, ma un salto oltre l'identificazione totale in quel che stiamo faccendo ora. Cosa succede in quest' attimo? Un’orgia di infinite membra e atti soliti sparsi nel perimetro della città; atti di contrazione e dilatazione, polmoni d’aria, umori densi, pupille in espansione, litri di sangue in movimento, vibrazioni, contatto ulteriore contatto, invasione dell’altro che palpita lingua mani, avida stretta, eccolo cabra e si rovescia. Attrito e vene che lavorano con arterie a pieno ritmo; bocca s’infila. Il rituale della ripetizione non fiacca ulteriormente anzi sbiadisce il ricordo e chiede adesso e ancora. Labbra sparse ovunque, voci passano fra pelle, orecchio muto, gola sorda. Rotolare di ritmo e carne in balia di mani. Un ronzio profondo, quasi silenzioso. Toni bassi, odori mischiati ad odori e profumi su un limite incerto. Poi improvvisamente viene gettato lontano: è su un molo, sta scrutando il mare, dopo alcuni minuti scorge qualcosa sulla linea dell’orizzonte, anzi a dire il vero che annega oltre la linea dell'orizzonte. Malgrado l’ansimare greve che riveste le quattro mura percepisce adesso una grande distanza. Non è più lì, malgrado le dita e la bocca. Una straniante impressione che avvolge tutto quel che accade, anche il sudore, mentre l’io lasciato alla superficie d'ogni spuma palpitante si perde, ben oltre il corpo e la linea dell'orizzonte. L’abisso è incolmabile, ogni risposta mistero nel suo stesso darsi. Qui sul fondo tutto tace, sopra le onde di due corpi si alternano.

atoshi kawabata ha detto...

ARCHIVIOdue:
al primo notturno vento di febbraio anatre dormono ai bordi del torrente gorgoglia l’acqua riflette luna e pali della luce le folate si portano via frusciare di canne e foschia di pensieri arrivato sulla strada un’alba di semafori dice: “Anche domani è già passato”....... 2 al secondo notturno le foglie della rosa cadute a terra gatto nero in avanscoperta si fa ombra della tenebra scorre aria densa gelo e benzene il buio inghiotte l’orizzonte e una catasta di progetti abbracciato il calore di casa un’eco distinta proclama: “La Grande Muraglia non è bastata”....... 3 al terzo notturno la fontana di ghisa merli e ghiandaie azzurre tacciono sotto i piedi terra compatta freddo e asfalto sfregarsi di mani e sirene d'ambulanza suscitano evidenze giunto al parcheggio un autoarticolato targato Lisbona sussurra: “Ogni luogo e nessun luogo”....... 4 al quarto notturno rami nudi di un olmo cani abbaiano a contratto lontano un fuoco sputa braci fumo e plastica bruciata cielo terso e transitare d'aerei imbastiscono trame passato a fianco della baracca che vende castagne una canzone suggerisce: “Siamo soli”....... 5 al quinto notturno precipita pioggia a fiotti gocciolare di parabrezza e motori l’asfalto riflette uno scivolare disorientato a fari bianchi e rossi buio e greve sciabordare di pneumatici persi traccia su traccia superata la stazione di rifornimento un pannello pubblicitario recita: “Non avrai altro risparmio al di fuori di me”....... 6 al sesto notturno nebbia a sipario silenzio e ovatta d’un campanile insonne sentieri ottusi apparecchiano strade malferme un’ umida motta gassosa ingoia ogni segnale luminoso seduto nel reuma dell’incertezza un pensiero alla tempia si conficca: “L’apparenza è oblio, l’oblio è apparenza”....... 7 al settimo notturno cala la brina polvere ghiacciata dorme fra ragnatele e campagna sdrucciolare bianco e parabrezza da raschiare fiato fuma d’ansa calda e fiumi gelano di cielo e scappamento un vitello dentro un camion lo sguardo oltre la grata grida: “il linguaggio è un ponte su un abisso senza rive”