domenica 4 novembre 2007

3 ma...........


futureSOUNDofLONDONsurroundabout___IOamoIfutureSOUNDofLONDON

Ma abbiamo una cosa come i gatti e mattine in cui la pioggia arriva sempre più a stento. Ci sarebbe la possibilità remota di dire, ma non è per questo, non è per questo. Non è per involtolare fagottini di sentimenti o svuotare tasche di mani e sudore caldo. Forse è per le luci del parcheggio intorno al palasport che sono stelle arancio con qualche auto alla deriva nell'asfalto? Oppure è per gli schermi a cristalli liquidi in stazione sincronizzati nel trasmettere qualsiasi facezia? Ma abbiamo qualcosa come occhi e certo anche l'insalata e le anatre che battono veloci le ali. Abbiamo anche mare d'inverno e sabbia, conchiglie e respiro al mattino. Ci sarebbe forse bisogno di una storia ma tutto questo è prima, questo è quando la storia non c'è, quando la bimba dorme e la madre tace, anche lei compagna di sonno. Sorelle adesso sono sorelle. Non è per esorcizzare i primi capelli bianchi, lo spavento di ogni particella, o perché papà non mi ha voluto bene. Forse per un certo sguardo di cane perplesso mentre il padrone sbanda verso destra con un cartone di vino in mano? Oppure è la filanda delle giornate sparse in una polvere di vaghi ricordi? Ma abbiamo una cosa come scoiattoli e rocce dai riflessi brillanti e latte appena munto. Sarà poi formaggio da gettare nella pasta al pesto o semplice bicchiere di liquido bianco? Ci sarebbe da comporre un canto, rovesciarlo in una cariola e portare le lettere alla discarica o ancor meglio buttarle in campagna per far la terra buona. Non è per seminare grano e riempire il salvadanaio a forma di maiale rosa o la macchina del caffé dall'odore di caffé. Forse per certi suoni che fanno i piccoli intorno ai due o tre mesi? Oppure per il silenzio di un oceano senza appigli a cui approdiamo di ora in ora? Ma abbiamo una cosa come buio a cui tornare che irrequieto ribolle del troppo che è ogni buio, ogni ritorno o irrequietezza e ogni sguardo che coglie. Qui ora.

3 commenti:

atoshi kawabata ha detto...

ARCHIVIOuno:
- E allora ingravido un’altra pagina, spargendo il seme di queste parole incerte e continuando così fino a quando la tristezza e il rimorso scavano un vuoto dentro talmente grande da contenere un mondo intero. Ma se tento di evitare la deriva arrivo troppo tardi e in un pianeta qualsiasi diviso in mille idee, verità e correnti. A caso o per caso lascio che la marea mi porti nel ricordo di quegli attimi. Disuguaglianza, disadattamento, disfunzioni, dislivelli, segnali spezzati, un canale radio disturbato, mal di testa e una speranza di latta che al primo acquazzone fa la ruggine. Nulla di concreto, scivolo su una glassa viscida verso una crepa che inghiotte, sempre indecisa sulla soglia, sempre abbandonata- da me stessa all’altra- all'esasperata atonalità della preveggenza. Nella palude tiepida, i polmoni allagati da un clima di squilibrio accelerano e rallentano il respiro. Fango e mi chiedo ancora cosa sarò e se per mano mia. Scompiglio e cuore in gola. Tutto, molto, poco, nulla… Non so…La verità è che non esiste una verità e non la si può nemmeno cercare. Nel tentativo di scardinare lo stato delle cose indago, chiedo, chiudo, ricomincio se necessario. La somma è un ritardo su tutto, annichilita dallo stesso dubitare, priva di orgoglio e avanzamento, oppressa dalla smania di salvezza e indipendenza dall’ovvio. Non conosco i motivi precisi, la direzione non è incerta. Nello scansarlo non c’è altro che un fastidioso sintomo di inappetenza che viene alla luce: qualunque sia il piatto, la base, il succo, l’odore, la fragranza emerge sempre la stessa pena composta che si lascia raccontare, smontare, intercambiare, insultare all’infinito. Frequenze e dissonanze, pericoli, falsità, compromessi: una chiazza giallastra galleggia. La paura è un soggetto pregevole, si concede di esistere anche a dispetto della noia meglio radicata e le gocce cadono su pomeriggi che hanno un'aria da notte fonda. Gelo a maggio, si infila sotto i vestiti come una faccenda viva e viscida. Mi strozza senza stringere la gola, senza cappi o calze da donna, senza mani in guanti di pelle nera, cinture o legacci di cuoio. Semplicemente niente. L’indifferenza dà prurito alle mani e non è altro che una risposta, inattiva e debilitante, data con superbo accanimento. Non ho talenti, non ho strumenti. E il giudicarmi pesa e non assolve. L’inappetente è già marcio, cerca fame e sogni, e si ritrova a storcere il naso senza neppure assaggiare. Nausea. E allora ingravido un’altra pagina, spargendo il seme di queste parole incerte e continuando così fino a quando la tristezza e il rimorso scavano un vuoto dentro talmente grande da contenere un mondo intero. Ma se tento di evitare la deriva arrivo troppo tardi e in un pianeta qualsiasi diviso in mille idee, verità e correnti.

Spegne il registratore e ascolta la registrazione passo dopo passo, con attenzione. Un pensiero la fulmina: la sensazione di custodire un sapore di amara sconfitta e uno sguardo ambiguo fra la paralisi e la paura. Li protegge dentro a sé, quasi fossero preziosi diamanti in cassaforte. Ma il senso velato di gridare al mondo che non c'è senso non ha a sua volta alcun senso. Decide allora lì per lì che accetterà l'incarico: ha bisogno di soldi. Fuori la pioggia aiuta i fiumi a riprendere acqua mentre gli animali bevono nelle pozzanghere.

Kurt ha detto...

Il vento è quella cosa inventata da Dio per farci capire che con i piedi tocchiamo la terra mentre con tutto il resto tocchiamo il cielo.

atoshi kawabata ha detto...

ARCHIVIOdue:
D'una finzione magnifica, una scenografia di strade e alberi, erba e asfalto, chiese e palazzi e poi luce, tenebra, acqua, polvere, roccia, fango, carne, sangue e plastica. Luna elettrica o mare aperto, odore di sale o profumo di fiori, labbra o respiri, il suono delle onde o il sapore dei nodi. Tutto si alterna senza alcun principio di causa ed effetto. L'incanto delle parole, una mano su un ventre gonfio che manda chiari segnali e il vento. Vento impetuoso, vento distratto, vento carezza di brezza che prestigiatore mescola gli ingredienti, stampa sorrisi e scolpisce lacrime, porta nuvole scure in cieli d'un azzurro abbagliante. Il sipario di velluto rosso si apre, il sipario di velluto rosso si chiude: l'uomo va oltre ciò che può afferrare. D'una finzione magnifica, una scenografia di strade e alberi, erba e asfalto, chiese e palazzi e poi luce, tenebra, acqua, polvere, roccia, fango, carne, sangue e plastica. Luna elettrica o mare aperto, odore di sale o profumo di fiori, labbra o respiri, il suono delle onde o il sapore dei nodi. Tutto si alterna senza alcun principio di causa ed effetto. L'incanto delle parole, una mano su un ventre gonfio che manda chiari segnali e il vento. Vento impetuoso, vento distratto, vento carezza di brezza che prestigiatore mescola gli ingredienti, stampa sorrisi e scolpisce lacrime, porta nuvole scure in cieli d'un azzurro abbagliante. Il sipario di velluto rosso si apre, il sipario di velluto rosso si chiude: l'uomo va oltre ciò che può afferrare.