venerdì 24 agosto 2007

32 l'olezzo indissolubile e l'apocalisse assassinata



"Noi siamo gli uomini cavi, noi siamo gli uomini impagliati, appoggiati l’uno all’altro, la testa piena di paglia. Ahimé, le nostre voci disseccate che bisbigliano tra loro son sorde e prive di significato, come il vento sull’erba rinsecchita, o zampe di topi sotto frammenti di vetro nella nostra cantina secca. Volume senza forma, ombre senza colore. Forza paralizzata, gesto senza movimento..."
T.S.Eliot

Non c’è nulla che io detesti di più delle menzogne. Smettila noioso, qui ci stiamo divertendo e l’idea è solo quella di avere un ricordo simpatico non altre porcherie porche come te. Abbiamo fatto tutto in fretta e senza pensarci troppo. Il memoriale infatti ha bisogno di un'immagine fresca e questa è un’immagine fresca no? Un bel rosso per le cuginette. Smettila. C’è un fraintendimento e un assurdo accanimento mediatico. Se non esiste una fotografia vera ne vogliamo una finta, una sola ma esemplare. Durbans. Quel che appare ed è apparentemente evidente è il necessario, quel che è in effetti è al contrario assurdamente superfluo. Smettila. Ho visto degli orrori, orrori che tu non hai visto. Ma non hai il diritto di chiamarmi assassino. Hai il diritto di uccidermi, hai il diritto di far questo. Ma non hai il diritto di giudicarmi. È impossibile trovare le parole per descrivere ciò che è necessario a coloro che non sanno ciò che significa orrore. L’orrore ha un volto rosso, e bisogna farsi amico l’orrore. Smettila dobbiamo raccontare questa storia a martellate e impastarla in una glassa dolciastra da telenovela.
A martellate e quando il ferro ha incontrato il cranio si è sparso intorno un suono, un certo suono acre che ancora rimbomba. Mi fanno male i capelli, un'impronta digitale, un oggetto contundente, un bagno di sangue. Comportamenti lesivi e merda non saranno più tollerati. Deve essere una cosa leggera e frizzante, un servizio fotografico accattivante, la bionda e la mora. Le indagini proseguono in tutte le direzioni allegre e sorridenti, ma su questo rosso non dico nulla. Ora è più Chiara la dinamica dell'aggressione, ma continua anche oggi il tentativo di gettare fango su di noi. Mia sorella ed io ci stiamo divertendo a leggere i giornali e tutte le sciocchezza che scrivete. Gli avvocati officiano un rito da cui emergono spruzzi di una verità qualsiasi. Non conta quel che accade o che è accaduto, conta il riverbero del detto, il riflesso sporco degli specchi, le vestigia in quadricromia o in bugiarda tinta catodica e molto altro luridume. L'efferato assassinio di una ragazza che nella vita si accontentava di fare un lavoro normale. Secondo i primi rilievi sarebbe stata uccisa con un forte colpo alla testa. Ci stiamo divertendo.
Ricordo quando ero nelle forze speciali. Sembra migliaia di secoli fa. Andammo in un campo per vaccinare dei bambini. Lasciammo il campo dopo aver vaccinato i bambini contro la polio. Più tardi venne un vecchio correndo a richiamarci. Piangeva, era cieco. Smettila. Facciamo un servizio, un’esclusiva, risate pazze e sembrano personaggi interessanti, ragazze sveglie, io e il mio staff ci stiamo divertendo ma siamo qui per lavoro. Figuriamoci, niente di più ridicolo. Io sto imboccando la carriera forense, l'unica che mi interessa. Da piccola volevo fare l'amazzone, infatti ho sempre praticato equitazione a livello professionistico e non ti nascondo che ci stiamo divertendo un sacco con tutta questa merda spalmata sulla bocca. Fango elettronico.
Tornammo al campo. Erano venuti i vietcong e avevano tagliato ogni braccio vaccinato. Erano là in un mucchio. Un mucchio di piccole braccia. E mi ricordo che ho... ho pianto come... come una madre. Volevo strapparmi i denti di bocca, non sapevo più che volevo fare. E voglio ricordarlo, non voglio mai dimenticarlo. Non voglio mai dimenticarlo. Poi mi sono reso conto, come fossi stato colpito, colpito da un diamante, una pallottola di diamante in piena fronte. E ho pensato: “mio dio, che genio c’è in questo. Che genio. Che volontà per far questo. Perfetto, genuino, completo, cristallino. Puro.
Sono personaggi interessanti, orrore e coriandoli catodici, ci sono tracce di sangue nella doccia, forse potrebbe essere l’assassino, e intanto ogni chiacchiera rosicchia il silenzio dando ampio risalto ad un inconfondibile fetore di merda.

frammento tratto da Andrej Kaltrawsky "L'olezzo indissolubile e l'apocalisse assassinata".

2 commenti:

atoshi kawabata ha detto...

ARCHIVIOuno:
In questi giorni sono particolarmente ansiosa, persa in un mare dentro. Uno spazio labirintico per ossidi e pensieri, come al porto, dove all’odore delle alghe e del kerosene si mischia quello del pesce. Proprio là stanno barconi abbandonati a marcire, esattamente dove rovinano cataste di ossessioni mangiate dal sale o navi panamensi corrose dalla ruggine. Altrove cantieri edificano a ciclo continuo acre quotidianità trasportata da vagoni di parole. Le giornate sono lo spasmo di un’altalena pazza, o il cammino disegnato da un sentiero preciso? Infinite code in tangenziale, mani nei capelli, tempia appoggiata al finestrino; fisso l'automobilista a fianco, un tipo coi baffi. Ascolta una musica per pianoforte solo, forse Satie. Odore di smog, sigaretta, altro non ricordo. Di giorno in giorno, altro non ricordo: un sorcio mi sta rosicchiando la memoria? Cosa succede? Cosa è stato ieri e l'altro ieri? Torpore, oblio e grande sonno. Non può esserci pausa che non sia tedio e fastidio per la polvere sparsa dalla noia. I palazzi grigio piombo avvelenati dal benzene, e lo stomaco rigido di cemento e tramezzini da bar. Qualcosa sà. Non c’è possibilità di deviare traiettoria. Proprio lì, in quel desiderio, in quella sete di modificare l’inevitabile, si annida il malessere, la nausea, e una vana pretesa di controllo e libertà a cui non credo in partenza... Un attimo, la federa blu del cuscino, la mano aperta e gli occhiali vicino alla lampada. Ho sempre quest'ansia incollata alla pelle, a volte mi sembra di rimanere immobile rispetto alla velocità con cui si materializzano i giorni, i mesi, gli anni e le file in tangenziale. Segregata in negozio dalla mattina alla sera, costretta al mare e al cielo così come li trovo. La paura non ha come conseguenza necessaria una minaccia e così quando me ne ricordo mi sorprendo di come facilmente lo si possa dimenticare. Tutto è indecifrabile, anche la bellezza.

atoshi kawabata ha detto...

ARCHIVIOdue:
Si accende una sigaretta. L’umida centralità attribuita a tutto il mondo genitale le ricorda quel vicino di casa che quand’era bambina impiegava l'intero sabato pomeriggio a pulire l’auto, una vecchia Simca verde metallizzato. Ora è una donna, vive in una grande città, la sera estiva incombe, le gambe scoperte, le dita dei piedi ancora bagnate. Proprio adesso centinaia di persone stanno facendo l’amore e prima di loro, quintali di generazioni trascorse hanno reiterato gli stessi gesti, secondo le stesse procedure convenzionali e non, secondo ruoli e stimolazioni socialmente leciti e non. Da soli, in coppia o in gruppo. Il linguaggio appesta l’immaginario, deteriora l'attrito fra corpi, li riduce a tecnica; i simulacri rimpiazzano le carni e le carni per manifestarsi abbisognano dello sfregio. Un'immagine: Lucio Fontana e i suoi tagli fotografati da Ugo Mulas. La cesura prima o poi arriva, un taglio netto, definitivo. Così pensa, fra una boccata e l'altra. L’edicola sotto casa luccica lontana vista dal tredicesimo piano. Aperta tutta notte, trabocca molteplici deiezioni umane, sparse su diversificati supporti tecnologici. Sfogliare un qualsiasi settimanale, vuol dire ingoiare l’ennesimo sondaggio intorno alla camera da letto, degno del retrobottega di una merceria. Ogni tecnica e combinatoria, fra mucose e tessuti specializzati, è agilmente frammista ad altri articoli, dove sbocciano riflessioni politiche, religiose e scientifiche. Un magma adesivo, un denso e appiccicoso fluido rosa. Calarsi le mutande come accesso rapido ad una misteriosa dimensione iniziatica da circo catodico. Macché perbenismo, solo usura e stanchezza. Sigaretta al termine. Il fumo del tabacco allaga il soggiorno accompagnando il silenzio per le stanze. Sta fissando qualcosa da alcuni minuti. Scopre in un attimo come invece di colmarsi ed esporsi al percepito ed al pensato, ogni oggetto, più lo si esplora più si dilegua e si cela per ogni ulteriore attimo trascorso ad indagarlo. Sospende i significati e vede in un'arancia l’origine ed il termine di quello che là fuori chiamano mondo. Fenomenologia..... Lo straordinario è forse ovunque? La cesura è sempre disponibile?