venerdì 9 novembre 2007

4 Chi ha ucciso Aldo Bianzino?

Questo non è un vero e proprio blog, raramente mi occupo di altro che non sia una ricerca intorno alla scrittura con un'attenzione particolare a temi esistenziali. Forse un'impostazione del genere ha anche dei grossi limiti. Ma oggi no. Oggi voglio chiedermi:

Chi ha ucciso Aldo Bianzino?

Leggete la sua storia fa stringere il cuore, entriamo per un attimo nelle scarpe di chi lo ha conosciuto e amato. Se lo ritenete opportuno fate anche voi questa domanda dai vostri blog, dai forum, scrivete a quell'alloccaio che è repubblica.it et similia, oppure utilizzate il modulo di Beppe Grillo via mail per farla conoscere ai vostri amici. Mi sembra importante, sono due settimane che questo poveretto è morto. Io l'ho saputo solo stamane.

C'è anche un blog, per mantenere viva questa domanda visitatelo....
Chi ha ucciso Aldo Bianzino?

1 commento:

atoshi kawabata ha detto...

ARCHIVIO uno:
Se un progetto, un fine, aggrega delle persone, nel loro darsi attraverso quel fine traspare, credo con maggior chiarezza, il loro lato umano sia positivo che negativo. Non si tratta di darsi per uno scopo, avere un atteggiamento reciprocamente utilitaristico, ma di fare dello scopo un espediente, espediente che cresce spontaneo e si dà subito come primo anelito ad una condivisione. L'umano servito sotto il naso, caldo e fumante, assume spesso in rete connotati fasulli, ma questo non solo in rete. Si pensa o si crede che avendo speso certe parole e certi atti si dia poi automaticamente qualcosa di inossidabile. Invece quando l'umano traspare, magari in un atto del quotidiano, in una parola che significa altro, in un gesto inatteso, credo abbia più spessore ed emerga da una profondità insondabile. Da lì non zampilla direttamente "io sono questo", "queste sono le mie rogne, i miei amori e i miei dolori" ma tutte queste cose si danno inevitabilmente, perché è inevitabile che si diano, attraverso una trasparenza più autentica proprio perché indiretta. Soprattutto qui, fra impulsi elettrici, in assenza di occhi e nella latitanza dei corpi è facile denudarsi, forse anche troppo rapidamente, creando spesso un gorgo di umanità e una conseguente saturazione che permette di leggere l'altro raccontare cose terribili magari distraendosi per una chiamata ricevuta al cellulare dal proprio amico o semplicemente assentandosi perché è necessario andare ad un appuntamento. Sembra che il cruciale e l'irrinunciabile vadano assimilati lentamente e letti accostando con pudore la radice di una persona, sempre che ce ne sia una. Altrimenti l'inossidabile è semplicemente la consolazione scritta con relativo trasporto, la frase di incoraggiamento o il complimento gratuito speso perché alla fine non costa niente. Lo scopo è chiedere all'altro di spendersi in qualcosa, di fare una fatica, tirare lo straccio in cucina o pulire i sanitari, scrivere un racconto, comporre una musica, creare una convergenza. L'accettazione della fatica svela invariabilmente l'umano. Non c'è scampo.