sabato 13 ottobre 2007

40 il ritorno della CREPA



Oggi il cielo è cristallo, dopo i temporali di ieri l’aria splende limpida. Ho fatto altre foto le ho poi annegate nel computer, eliminato il colore e le ho riempite di una luce diafana che divora i bordi del corpo o in ampi tratti li cancella in un riverbero bianco, lasciando solo isole fatte di forme morbide prese in prestito da Arp. Monconi dalle curve dolci.
Ecco in certi attimi mi piace pensare che la luce non abbia bruciato la carne, ma al contrario immagino carne tremula apparsa da un fondo luminoso costantemente onnipresente: un abbaglio di gambe e braccia, un raggio di labbra e caviglie. L’occhio è al centro di questa spirale, uno sguardo alla ricerca dell’essenza di cosa sia sguardo. Un abbraccio impossibile.
Quel che guarda non si completa in quel che vede, ma insegue perennemente il guardare stesso.
Allora di fronte a me stessa, nuda davanti ad uno specchio, il meccanismo si ripete, ma in modo più intimo, lasciando aperte carni che per quanto mosse, riempite di percezioni e sensazioni, attraversate da anni di navigazione non bastano, non si bastano più, anzi non possono dirsi mai concluse in sé. Io non sono solo quello.
Forse il movimento del mondo è generato da questa incompletezza? Forse in quella casa si è aperta una crepa perché qualcosa si è fermato mentre la restante parte continua nella propria corsa? Il muro si è spaccato ad io manca sempre un pezzo.

Chiude gli occhi respirando profondamente il vapore che satura il bagno e appanna lo specchio. Senza sapere come le viene in mente la copertina di Wish you were here dei Pink Floyd. Ci sono due uomini in giacca e cravatta che si danno la mano, ma uno dei due sta bruciando.

L’erba era più verde, la luce più brillante.

2 commenti:

atoshi kawabata ha detto...

ARCHIVIOuno:
Gatto nero gatto grigio, strappare unghie con le tenaglie una dopo l’altra e trattenere le urla dentro o ricevere carezze di velluto blu? Incisione al cuore che suda a fiotti, ringhia crudo e si fa tatuaggio o ferro infilato nella pelle. Segnalibro d’acciaio, così ricordo, sì adesso ricordo: respiro. Ecco cosa stavo leggendo! Aria, polmoni, trachea, gola bocca, denti gengive, labbra rossetto. La lingua per ora l’ho mozzata. Quel che rimbomba fuori lo trascino dentro, lo assorbo in una dilatazione, uno spasmo del ventre, un morso, una contrazione, un sasso liquido ingoiato a fatica. A volte dolore a volte piacere. Compresse, i tic tac dell’infamia, gatto nero gatto grigio, poi mi calmo, anzi mi attutisco, chiusa in una bolla di sapone: chimico benessere dispensato al cervello secondo medica prescrizione. Neuroni rincoglioniti dormicchiano, talamo ipotalamo, cefalo mesencefalo. Oppure attenzione vigile, leggendo un libro, rumore bianco di una passione. Adoro queste donne ritagliate da Matisse e anche quella fotografia dove non è chiaro se le radici dell'albero abbraccino un corpo nudo per proteggerlo o lo trattengano come tentacoli per divorarlo. Quando si ferma questo scivolare da piccola bestia a bestia vecchia? Scortecciata e fatta vena o strappata e fatta arteria. Legata, oltraggiata, smembrata e stuprata dall’atmosfera che tutto avvolge, cado e brucio di meteora in meteora, ma profumo anche di polline e accolgo ossigeno e azoto con l'attesa palpitante riservata ad un dono non ancora svelato. Ancora del fuoco al fuoco, dal centro del bacino lungo la colonna vertebrale nei secoli dei secoli. Getto questo fracasso d’intestino stomaco e milza in discarica. Amaro e incapace singulto o prezioso e morbido veicolo? Comunque sia avido d’altra carne avvolta a carne. Positivo/negativo, dentro/fuori e d'incanto ne germoglia un altro, piccolo e fragile, bisognoso di cibo e cure: una spirale perenne. Gatto nero gatto grigio.

Kurt ha detto...

Ho lasciato un commento al post numero 34. Scusa per il ritardo.
Ciao.