lunedì 15 ottobre 2007

42 risposta di KURT al post 34 (grazie)

Se devo dire la mia, è quando tutto perde di senso che il tutto comincia ad avere un minimo di senso. E' quando improvvisamente proviamo stupore per il semplice fatto che esista ciò a cui noi abbiamo dato il nome di vivere.
Non è stupore per la vita in sè e nemmeno per l'enorme quantità di sensazioni che possiamo provare o percepire. E' stupore per il modo stesso in cui diamo per scontato la vita e il mondo che ci circonda.
Astraendoci anche per un solo istante riusciamo a cogliere l'abissale mancanza di senso delle cose. E' come se tutto si cristallizzasse in quell'istante e riuscissimo a percepire quanto in fondo ci spieghiamo certe cose solo perchè ci concentriamo sul piccolo e insignificante particolare che è la realtà, perdendo la visione di insieme che è qualcosa che la mente umana non è ancora allenata a comprendere proprio perchè segue le regole che le nostre percezioni fisiche gli hanno imposto.
Cogliendo questa intrinseca mancanza di senso delle cose è inevitabile provare panico e perdere fiducia nel significato del "fare".
Potrei arrivare ad immaginare che non stia nel fare o nell'esperire il modo più giusto di dare un senso alle cose ma è anche vero che esso è l'unico modo che conosciamo al momento.
Se dovessi dare una risposta molto sommaria direi che il "fare" è del tutto privo di senso. Nemmeno fare un figlio (prendo spunto da ciò che ti sta accadendo) può minimamente avvicinarsi a dare un senso a ciò che viviamo. E' solo una parte del nostro istinto. Un sistema di controllo che la natura ci impone per conservare la specie. Niente di più.
Passiamo sul mondo senza lasciare traccia. E il mondo passa senza lasciare traccia. E ciò su cui il mondo non lascia traccia, passa senza lasciare traccia.

scritto da Kurt

1 commento:

atoshi kawabata ha detto...

ARCHIVIOuno:
"I confini non esistono più signori: oggi gli ostacoli al nostro cammino non sono faccenda di nazioni o di gruppuscoli di facinorosi teppisti o isolati squadristi, guerriglieri o qualsivoglia razza di filocomunisti, centristi, scafisti, panettieri, metalmeccanici, magistrati, teatranti o economisti. La liberazione da temere è ubicata nella mente. La nostra cortina di ferro, il nuovo muro di Berlino, sono i corpi. La vedete quella gente là fuori, lungo il marciapiede, mentre si avvia alla metropolitana? Ebbene Signori quella gente è il nostro spazio, il terreno dell'iniziativa a cui pensiamo. L'approdo definitivo del nostro progetto è infatti la mente, ovunque quest'ultima alberghi”.Lo splendore: una scatola di detersivo, gravida di particelle tensioattive non ioniche , l’alba chimica in un nuovo millennio, la potente schiuma e un proiettile ad uranio impoverito o la semplice pallottola nella prima carne di passaggio. I raggi caldi, della stessa fusione nucleare che ha illuminato Babilonia, calano delicati. La polvere sollevata da un qualsiasi mezzo militare scende; scende morbida e si adagia al suolo con un velo silenzioso: avvolta nel suo drappo di volatile sabbia, manda al cielo un respiro, lo getta a tutta quella luce sempre più bianca, donandole una tonalità arancione. La via del progresso e gli sforzi della ricerca sono volti a migliorare la condizione umana. Annuiscono debolmente, deglutendo compresse di una farmaceutica tregua. Empireo della serotonina, pace effimera concessa alla psiche e al corpo. Sorridono abbandonandosi all'abbondante e temporanea gioia di un lassativo. Indici di borsa, brevetti, applicazioni industriali e immensi magazzini di merci da smaltire: arsenali in attesa d'occupazione, precipitati chimici in attesa d'ansia, carta assorbente in attesa di macchie di pomodoro. Tutto è pronto, il cassettino della lavastoviglie è colmo di detersivo, tazze macchiate di te e ciotole sporche di yogurt aspettano, ancora un po’ di spazio per il coperchio d’una pentola incrostato di unto e lenticchie, un’ultima forchetta chiede di entrare e lo sportello si chiude. La matrice è attiva.