giovedì 1 novembre 2007

43 come funziona questo blog?



Come funziona il blog che stai visitando?
a) Ogni pagina non si accumula di mese in mese in memoria. L'intero blog è composto da 43 post che si ripetono circolarmente per successivi aggiornamenti.
b) Può essere che tornando sullo stesso scritto lo pubblichi nuovamente così com'è oppure cancelli o modifichi il contenuto precedente aggiungendo qualcosa di nuovo.
c) Ho pensato di archiviare quasi sempre (non sempre) i post scritti nei precedenti giri all'interno dei commenti.
d) se vuoi leggere i post passati, oltre a quelli del giro attuale, basta che tu apra i commenti. Lì alla voce autore troverai la dizione archivio uno, due ecc. che corrisponde a quanto scritto in passato esattamente in quel punto ad un passaggio precedente.

Perché tutto questo?

a) Costringe me stesso a rileggermi, a tornare sempre su quel che ho scritto. A sbatterci contro.
b) Anche rileggere commenti vecchi di mesi e mesi fa molto piacere, anzi spesso è il carburante per scrivere qualcosa di nuovo.
c) Non nascondo che questa struttura mi permette di insistere anche con te che stai leggendo, proponendoti di nuovo pensieri che mi stanno particolarmente a cuore.

Le novità non sono sempre significative.

Per le immagini cerco sempre di indicare l'autore e dove non sono stato in grado di farlo compare la dicitura "autore anonimo". In assenza di indicazioni le fotografie e gli slideshow sono direttamente del sottoscritto. Per visonare i link a cui rimando è opportuno siano installati nel tuo computer questi due programmi: Macromedia flash player e quicktime. Questi software permettono di visionare molti siti e filmati da cui resteresti escluso, indipendentemente dai contenuti e dai link a cui rimanda il blog in cui ti trovi. Li puoi scaricare gratuitamente e legalmente.
Buona lettura e grazie per esserti affacciato su questo spazio. La spirale è partita nel dicembre 2005.

3 commenti:

Micol ha detto...

che spazio fantastico. Ho aperto un blog su splinder ma non mi sento a casa... che palle come la lumaca mi porterò la casa appresso per un pò

atoshi kawabata ha detto...

ARCHIVIOuno:
Ho 25 anni gli altri sono bugiardi, gli altri sono bugiardi. Uno dice che pensa, lui pensa, ma è solo un porco lui e le sue domande. Porco porco, lui e il suo ragiona la testa, ragiona la testa. Poi in giro per la città c’è anche quell’altro. Cammina per strada cammina faccia da allocco, stupido rimbambito in pigiama, l’ho visto si piscia addosso e gira lungo i marciapiedi quando cala la notte. Una volta per poco non si congela il pisello, l’ho visto anche lui l’ho visto. Lo tengono a cuccia adesso, lo lavano e gli danno la medicina. Lo tengono la notte nella stanza bianca e lui immagina e immagina, sente profumi e pensa alle donnine. Anche questo addormentato pensa ma non si chiede, questo rimbambito qua sta a bocca aperta, e quando non mangia mosche si imbratta il cervello con le luci che rimbalzano nella stanza, fa il poeta questo qua, fa il poeta. Ma il primo porco non lo sopporto per niente. Dice: “una mappa densa ma scomposta in frammenti”. Parla parla parla parla come un libro infetto. Se riesco gli brucio questa merda di discorsi, lui brucio e questa merda. Fa il filosofo riflette serioso, fa il tale con la barba grigia fa, e dove vado e da dove vengo e cos'è e cosa sarà. L'intelligentone lo brucio, prima o poi lo brucio lui e questa merda bugiarda. Adesso dico di mia sorella, no non lo dico. Quei due schifosi se mi sentono dicono che é un fratello. Ma è una sorella vi dico, è una sorella.

atoshi kawabata ha detto...

ARCHIVIOdue:
Uno specchio cieco davanti agli occhi. Mi perdo ad abbracciarlo mentre si nega ad ogni senso e ad ogni ricordo, mostrando un’ombra quasi esatta di quella pelle che avvolge io e l’altro nello stesso. Alla fine si perde in un riflesso e si confonde nell’apparenza di un'identità. Specchio sottile che giace con me, mi fa respiro e mi nega ogni sonno: vorrei fosse carne pulsante ed è invece carne immaginata che sfugge e si dilegua. In dipendenza costretta, saldata alla superficie riflettente che sono; irrequieta resto irrequieta per sfuggirgli. Fino a cadere in quel pozzo, fino a non sentire il grido, sfregiata da quel sorriso asettico: il mio sorriso, fino a non aver altro fra le mani al di fuori di questa marionetta. Non ho paura, non mi fai paura, sono io quel corpo privo d’appiglio. Siamo quasi una sola cosa, senza spessore, senza sudore, senza fame. Ci agitiamo nella stanza, ne siamo inquilini e fantasmi, siamo attrito tra le labbra e le ginocchia. Un attrito disegnato ansimando su pareti nude: un respiro che ritorna perennemente detto e costantemente trasformato. Scavare per comprendere? Sbattere, articolare, sacrificare ed evocare ora? In questo abbraccio quasi congruente niente è concesso. Io so solo tentare di farmi corpo unico con me stessa, e sono ad ogni attimo l’impossibilità di quest’unione.