venerdì 16 novembre 2007

6 vado fuori nel porco

vado fuori nel porco
vento sterco
e mi torco
divorato dal fragile
sbattuto nel labile
smembrato friabile
sparso
arso
scomparso
vado fuori nel porco
vento sterco
e mi torco

4 commenti:

atoshi kawabata ha detto...

ARCHIVIOuno:
Apre la porta del soggiorno e incontra lo sguardo inquisitorio di sua sorella appena rientrata.
- Allora dove ti eri cacciata? Sai che ti ho cercata ovunque? Il cellulare lo lasci sempre infilato fra i cuscini del divano e quando uno ha bisogno di te che deve fare?
- Dimmi, sono qui.
- Mamma non sta bene, abbiamo dovuto accompagnarla all’ospedale, respirava a fatica e riusciva a malapena a stare in piedi. L’hanno ricoverata in cardiologia. Si può sapere dov’eri?
- Questi non sono affari tuoi. I medici ti hanno detto qualcosa?
- Hanno detto che faranno degli esami, degli accertamenti. Stasera torniamo da lei, vedi di non perderti.
Richiude la porta, la sorella previdente, l’organizzatrice, quella che va al supermercato con l’opuscolo delle offerte fra le mani, la borsa termica per i surgelati portata da casa, il “Qui se non ci penso io…” sempre parcheggiato fra le gengive. La osserva e pensa che giorno dopo giorno quel “Qui se non ci penso io…” assomiglia sempre più ad un “Ma io servo a qualcosa?”.
Sale le scale frastornata dall’annuncio per dedicarsi al nuovo vizio, come non bastassero i vecchi. Si chiude in camera e parla davanti ad un registratore acceso. Un calco, cerca da settimane di creare un calco della propria voce più che di quel che racconta. Si siede e mette in moto il nastro magnetico.
- Oggi 26 settembre hanno ricoverato mamma all’ospedale.
Pausa. Dalla finestra entra il respiro degli alberi.
- Mamma è stanca. La guardavo due giorni fa in cucina mentre tagliava le cipolle e le salivano le lacrime agli occhi. Si è girata un attimo a fissarmi e sorrideva leggera, ma il labbro inferiore l’ha tradita, lei se n’è accorta ed ha immediatamente girato il viso verso la tavola, imprecando contro le cipolle. Mamma ha il cuore pesante e a tratti gli prende la malinconia del tempo e la scopro a fissarmi con quegli occhi grigi. Mi guarda come un uccello strano e la vedo sempre sul punto di chiedermi spiegazioni non tanto di questa o quella faccenda, ma semplicemente della mia presenza, della carne di cui mi vesto, delle assenze in cui scompaio, per poi riapparire livida o euforica. Mi scruta come uno strano bastimento in balia di un mare nervoso.
Scatta lo stop con un suono sordo che la fa sobbalzare: è finita la cassetta. Chiude gli occhi e aspetta sera, aspetta sera. All’ospedale fisserà mamma dritto negli occhi per dargli un sorriso e le accarezzerà le mani.

carlotta ha detto...

Siete finiti tutti su blogspot? forse un giorno arriverò anch'io,anche se mi fa un pò paura ri-cominciare.un abbraccio
p.

atoshi kawabata ha detto...

ARCHIVIOdue:
Qui nello spazio elettrico, nel fluido digitale, ho conosciuto cinque umani. Vivono o meglio vivevano fino a poco tempo fa, in città di mare: Genova, Palermo e Cagliari. Questa è la prima coincidenza. Il fatto che siano tutte donne trovo la si posssa ritenere a tutti gli effetti una seconda e significativa coincidenza. Cristalli liquidi, velocità di connessione, incapacità del maschio di dirsi e darsi. Le carte, nel corso del tempo, si sono mescolate e due di loro (lontane e sconosciute l'una all'altra) per motivi in parte diversi hanno abbandonato contemporaneamente la città dove vivevano e ora non hanno più davanti agli occhi il mare ma pensieri diversi: terza coincidenza. Due fra le cinque, pur non essendosi mai parlate in carne e ossa hanno casa a Palermo e considerando le città più popolose di questo paese, unitamente ad un semplice calcolo delle probabilità, risulta difficile non considerare questa come una quarta coincidenza. Una di loro, che abita tuttora a Genova, si è recata occasionalmente proprio a Palermo per lavoro ed ha scritto di questo viaggio nel capoluogo siciliano. Il primo racconto breve pubblicato anche a mio nome da un editore milanese è stato scritto a quattro mani con una delle cinque ragazze di cui sto parlando ed è ambientato proprio fra i quartieri di questa città. Lei, l'altra metà coinvolta nell'avventura di immaginare e scrivere con me vive a Palermo . Direi che il tornare e ritornare delle stesse coordinate geografiche sia nella realtà che nell'immaginazione è indubitabilmente la quinta coincidenza. Incrocio e spostamento di creature, intersezioni e scoperte. Mentre scrivo queste righe la giovane amica con cui ho firmato quelle pagine viaggia verso Roma per visitare alcune mostre d'arte, lasciandosi alle spalle la propria città e due delle cinque donne di cui sto raccontandovi. Una, come ho già detto vive qui, mentre l'altra la genovese, si trova nuovamente nel capoluogo dell'isola siciliana per un secondo soggiorno di lavoro (scriverà ancora di questo viaggio?). Una trama di segni solcano lo spazio bianco dell'esistenza, si annodano in trame e tessuti e a strappi si separano. Con ognuna di loro condivido più di un'inquietudine e varie passioni che scorrono irrequiete da e per la pianura Padana in cui mi trovo, attraverso cavi telefonici, anche sottomarini, e si infilano fin dentro il mio ed i loro computer. Questa è la sesta e forse inevitabile coincidenza. L'incrociarsi elettronico di corpi e destini sembra presagire ulteriori ed inattese trame o cesure. Le esperienze e gli incontri a tratti si sovrappongono ma fondamentalmente non se ne comprende mai il disegno complessivo. L'ultima coincidenza resta coseguentemente un mistero silenzioso.

carlotta ha detto...

Scusa per prima, ho problemi alla linea telefonica e mi sconnetto facilmente. questo video e' bellissimo, dove lo hai recuperato?