sabato 8 dicembre 2007

8 FREE

6 commenti:

atoshi kawabata ha detto...

Nel gesto che accompagna il trascorrere del tempo il corpo evidenzia un cercar-si, un cercare sé come per ritrovare la via persa in un bosco. Lo senti? Forse si è risvegliato uno dei tuoi cinque sensi, proprio per alimentare l'idea di un approdo, di una meta, di una via che porti fuori da questa tenebra. Non ti pare che ogni nostro atto sia volto ad una costruzione di senso? Se guardi la filigrana di quel che appare più insensato e distruttivo, non noti in controluce anche questa volontà di ri-trovarsi? Nell’abiezione questo sembra evidente, ma non lo è al contempo in qualsiasi mascherata borghese di “splendente” normalità? Siamo forse sempre e comunque all'interno di un tempio: il corpo. Qui si celebra la ricerca affannosa di qualcosa che sfami.

atoshi kawabata ha detto...

ARCHIVIOuno:
Pronto? Pronto mi senti? Cosa impedisce la vista dello strano? La bocca. Si è aperta l'evidenza di tutte le cose già successe e illuminate dall'abbraccio di corpi un tempo giovani, cani al guinzaglio, bicchieri profumati di vino rosso, salotti da arredare, calze da donna, ora polvere. La bocca, quel che vedo non è quel che vedo. Cos'è lo strano che incarta ogni esperienza umana nel ripetersi perenne di ogni moto dell'animo, sia pur in carni diverse? Sai cosa fanno le puttane? Da dove l'inevitabile conseguenza di ogni azione che in una catena si trasmette alla successiva, senza un inizio e senza una fine? Ma sopra ogni altro l'inesplicabile nodo dell'esserci, palla di fuoco che certo la morte non morde ma lascia lì brulicante, ben oltre la nostra idea d'esser presenti o di sparire (cosa sparisce poi? I vermi che ci rosicchieranno non sono forse qualcosa?). Bisogna comprare la passata di pomodoro, il cotone e il tonno. Anche il minestrone surgelato. All'alba una fiamma vorace illumina ogni atomo. Scopano, le puttane scopano. Cosa occulta la visione dello strano? Informazioni personali. Facile cadere fra le braccia di Claudio Villa e dirsi "Vita sei bella, morte fai schifo", ma sono poi due o sono una sola cosa? Ho caldo, ho caldo fra le gambe. Cosa sono io? Ho voglia. Certi dubbi e certe domande sono iperboli superflue o addirittura presunzione e scarso amore per il dono dell'umanità? Hai preparato da mangiare al bambino? Forse è meglio identificarsi totalmente nella rabbia, nell'amore, negli affetti, nell'ultima emozione portata dalla pulsione a cui siamo appiccicati ora? Alta marea, bassa marea. Sì ti sento, adesso ti sento. Ma arriva la paura, la tempesta a cui darsi di fronte alla negazione di quel che appare plausibile e desiderabile. Orrore. Io non sono più io. Gli alberi malgrado agosto sono ghiacciai di luce ed i volti delle persone maschere di cera. Quel bambino l'ho già visto. Satura. Questa costrizione, questa costruzione la chiamiamo scelta, ma se andiamo alla fonte degli eventi che ci hanno cambiato la vita troviamo qualcosa di ben diverso dalla scelta. Quale data abbiamo stabilito? Ogni azione ha una conseguenza. Basta guardar bene: dove hai incontrato quello sguardo? Come è successo? Terrore. Siamo identificati in un fragile progetto di controllo, soggiogati dal desiderio e dalle passioni e non può essere altrimenti. Impossibile non gioire e non soffrire. Mio marito ha una crisi di panico. Ma il dubbio e la domanda sul senso di questo fuoco, sul significato di un continuo ritrovarsi a percorrere un bizzarro copione, svela la cartapesta di quel che percepiamo. Strano. Ovunque ossi di seppia e cocci di vetro. Tutto questo non respinge in un "non amore" per la vita, ma al contrario scivola nell'accettazione dell'amaro e del dolcissimo che ci investe in pieno petto, adesso qui e ora, e scuote il corpo intero come fosse un fuscello in una pulsazione perenne. E' finita. Un oltrebattito. Cosa? Cosa? Hai una sigaretta? Non ti sento, la comunicazione è molto disturbata. Pronto? Pronto?

Kurt ha detto...

Come si può non esser d'accordo con te in questa arrabbiata vergogna che provi.
Stipendiamo e siamo rappresentati da individui che hanno dimenticato la dignità di essere uomini, esseri umani, o l'hanno barattata con una dignità di comodo.
Siamo messi in riga e sottoposti alle leggi di chi alle leggi si sottopone sempre meno.
Individui che adottano la vecchia strategia del dividere e comandare frantumando in paese in due parti estremiste dai medesimi toni arroganti.
Ma sebbene non mi sorprenda la mediocrità di chi ha il potere, mi distrugge e devasta la mediocrita di chi il potere non ce l'ha.
Mi disgusta la mentalità di un paese a cui non è stato insegnato il valore del sacrificio. Mi disgusta la mentalità di un paese in cui non è stato insegnato che si può anche rinunciare al bene del singolo per il bene comune.
Perchè la mentalità dei politici non è nient'altro che la mentalità di un paese che vede anche nel più insignificante dei ruoli istituzionali persone che puntano solo ad ottenere il meglio per sè nei tempi brevi.
La mentalità di un paese che "tira a campare", che adotta mezzucci per arrivare il più lontano possibile.
A cui manca l'ambizione se non condita con una buona dose di istinto di prevaricazione.
A cui ai giovani è stato insegnato che l'importante è divertirsi.
Al popolo italiano manca l'ambizione, lo spirito di sacrificio, la solidità morale per dare vita a nuovi personaggi di spicco che possano cambiare la situazione.
La vergogna di essere italiano va ben oltre il disgusto per una classe politica, nel mio caso.
E' una profonda rabbia contro chiunque ha scelto la strada più comoda a discapito di qualcun'altro.
E' una disperazione per la direzione in cui sta andando non solo l'italia, ma il mondo intero.
Drogati da cinema e televisione di pessima qualità. Istruiti da pessimi insegnanti.
Costretti a calpestare per non essere calpestati.
L'umanità intera è sull'orlo di un baratro e non mi resta che sperare che dalle prossime generazioni arrivi qualcosa di miracoloso, che la storia ci dia ancora personaggi che ci sappiano dare una speranza.
Perchè più che di un buon politico, al giorno d'oggi, quello di cui sento il bisogno è una speranza.
Un saluto. Anche se visito il tuo blog ormai solo di rado, rimango sempre un tuo appassionato lettore. Ciao.
Kurt.

atoshi kawabata ha detto...

Sì, ho modificato il post dopo il tuo commento. Non era mia intenzione dolermi solo della classe dirigente, ma attaccare un certo costume vergognoso e ipocrita, ben rappresentato dal minuto di silenzio di ieri alla Scala per i poveri operai di Torino.
Un costume che ci pervade come Italiani ben prima di approdare a cariche di qualsiasi sorta. Spero tu stia bene.

nerviosa ha detto...

Che bella gente.
Che bella gente al tempo della liberazione
gente che torna a voler bene
volti provati dal dolore
ma solidali e sinceri
o anche avversari ma con dentro il cuore tutta un'Italia da ricostruire.
Che bella gente con l'entusiasmo di chi rinasce
e insieme cresce con le miserie e le canzonette
coi nonni ladri di biciclette e il pensionato e il mendicante…
Che bella gente.
Che bella gente che ha immortalato gli anni '60
gente che ride e balla e canta
le notti allegre, la luna piena e il frigorifero in cucina
e quel sorriso incerto e un po' paterno del leggendario Mike Bongiorno.
Che bella gente con le ragazze piene di ardore
con certe cosce e un sederino che fa impazzire
che dopo tutto del mendicante non te ne importa quasi niente.
Che bella gente.
Che bella gente che ha rinnovato tutto il costume con una gran rivoluzione
capelli lunghi nel maschietto dal proletario al baronetto
e poi esplode la minigonna che è anche l'inizio della nuova donna.
Che bella gente col proprio ego sempre più vivo
dal nuovo divo al milionario al grande artista
che vanno tutti da un analista più interessato che interessante.
Che bella gente.
Che bella gente che ha inaugurato gli anni '70
con una sfida non violenta fatta di fiori nei cannoni e di buonissime intenzioni
gente che arriva al proprio orgasmo
tra un tiro d'erba e un po' di femminismo.
Che bella gente col desiderio di cose nuove
che insieme vive il grande sogno con qualche eccesso
e c'era anche Frank Zappa al cesso che sconvolgeva il benpensante.
Che bella gente.
Che bella gente che brulicava in ogni piazza come se fosse un'altra razza
con il coraggio di un progetto per ribaltare proprio tutto
sia nel sociale sia nel sesso con Che Guevara e il fazzoletto rosso.
Che bella gente negli anni tragici del terrore
gente che muore e fa morire senza ragione
e nelle case tutto un paese nella tensione più agghiacciante.
Che bella gente.
Che bella gente che pascolava negli anni '80
senza lasciare mai un'impronta
con l'ottimismo dell'italiano che ci ha portato così lontano
un paradiso dove quasi tutti avevan gli occhi dei ricchi.
Che bella gente che scopre l'arte del rubacchiare
col disinvolto trionfare di qualche genio
che al suo confronto il grande Arsenio è diventato un dilettante.
Che bella gente.
Che bella gente quella di ora
coi suoi modelli, i gran tatuaggi e i vari anelli
un po' abbrutiti fuori e dentro
con la pretesa di essere contro
a imitazione dei rocchettari
che losan tutti che sono miliardari.
Che bella gente che ogni giorno c'ho di fronte
con quell'aspetto quasi innocuo, indifferente
con dei problemi così meschini che ti potrebbero fregare
o per invidia o per vanità o per poche lire.
Che bella gente che ogni sera c'ho di fronte
ipnotizzato da uno schermo fluorescente
con dei giochini tra i più cretini e il conduttore così allegro e commosso
che più è imbecille, più è schifoso, più ha successo.
Che bella gente che io incontro, raramente
in un teatro, a una mostra, a un ristorante
sono capaci di cose atroci, son così bravi a non scoprirsi e a lasciar tracce
ma è tutto scritto nei loro gesti e nelle loro facce.
Che bella gente che son costretto ad ascoltare, voglio dire
gli intoccabili maestri del potere
che mi raccontano con orgoglio che grazie a loro l'Italia va sempre meglio
proprio loro così invischiati con dentro un'anima repellente e con in testa niente.
Che bella gente.
Che bella gente.
Che bella gente.
Che bella gente con le miserie del mondo intero
che sta vivendo il suo futuro
con le speranze e l'ideale di un incantesimo virtuale
assaporando la poesia di un nuovo mondo pieno d'idiozia.
E se fuggite in una casa
in cima a un monte
scegliete un posto che sia davvero disinfestante
che per errore potrebbe entrare un po' di odore del presente.
Che bella gente.
Che bella gente.
(Giorgio Gaber)

nerviosa ha detto...

Che bella gente.
Che bella gente al tempo della liberazione
gente che torna a voler bene
volti provati dal dolore
ma solidali e sinceri
o anche avversari ma con dentro il cuore tutta un'Italia da ricostruire.
Che bella gente con l'entusiasmo di chi rinasce
e insieme cresce con le miserie e le canzonette
coi nonni ladri di biciclette e il pensionato e il mendicante…
Che bella gente.
Che bella gente che ha immortalato gli anni '60
gente che ride e balla e canta
le notti allegre, la luna piena e il frigorifero in cucina
e quel sorriso incerto e un po' paterno del leggendario Mike Bongiorno.
Che bella gente con le ragazze piene di ardore
con certe cosce e un sederino che fa impazzire
che dopo tutto del mendicante non te ne importa quasi niente.
Che bella gente.
Che bella gente che ha rinnovato tutto il costume con una gran rivoluzione
capelli lunghi nel maschietto dal proletario al baronetto
e poi esplode la minigonna che è anche l'inizio della nuova donna.
Che bella gente col proprio ego sempre più vivo
dal nuovo divo al milionario al grande artista
che vanno tutti da un analista più interessato che interessante.
Che bella gente.
Che bella gente che ha inaugurato gli anni '70
con una sfida non violenta fatta di fiori nei cannoni e di buonissime intenzioni
gente che arriva al proprio orgasmo
tra un tiro d'erba e un po' di femminismo.
Che bella gente col desiderio di cose nuove
che insieme vive il grande sogno con qualche eccesso
e c'era anche Frank Zappa al cesso che sconvolgeva il benpensante.
Che bella gente.
Che bella gente che brulicava in ogni piazza come se fosse un'altra razza
con il coraggio di un progetto per ribaltare proprio tutto
sia nel sociale sia nel sesso con Che Guevara e il fazzoletto rosso.
Che bella gente negli anni tragici del terrore
gente che muore e fa morire senza ragione
e nelle case tutto un paese nella tensione più agghiacciante.
Che bella gente.
Che bella gente che pascolava negli anni '80
senza lasciare mai un'impronta
con l'ottimismo dell'italiano che ci ha portato così lontano
un paradiso dove quasi tutti avevan gli occhi dei ricchi.
Che bella gente che scopre l'arte del rubacchiare
col disinvolto trionfare di qualche genio
che al suo confronto il grande Arsenio è diventato un dilettante.
Che bella gente.
Che bella gente quella di ora
coi suoi modelli, i gran tatuaggi e i vari anelli
un po' abbrutiti fuori e dentro
con la pretesa di essere contro
a imitazione dei rocchettari
che losan tutti che sono miliardari.
Che bella gente che ogni giorno c'ho di fronte
con quell'aspetto quasi innocuo, indifferente
con dei problemi così meschini che ti potrebbero fregare
o per invidia o per vanità o per poche lire.
Che bella gente che ogni sera c'ho di fronte
ipnotizzato da uno schermo fluorescente
con dei giochini tra i più cretini e il conduttore così allegro e commosso
che più è imbecille, più è schifoso, più ha successo.
Che bella gente che io incontro, raramente
in un teatro, a una mostra, a un ristorante
sono capaci di cose atroci, son così bravi a non scoprirsi e a lasciar tracce
ma è tutto scritto nei loro gesti e nelle loro facce.
Che bella gente che son costretto ad ascoltare, voglio dire
gli intoccabili maestri del potere
che mi raccontano con orgoglio che grazie a loro l'Italia va sempre meglio
proprio loro così invischiati con dentro un'anima repellente e con in testa niente.
Che bella gente.
Che bella gente.
Che bella gente.
Che bella gente con le miserie del mondo intero
che sta vivendo il suo futuro
con le speranze e l'ideale di un incantesimo virtuale
assaporando la poesia di un nuovo mondo pieno d'idiozia.
E se fuggite in una casa
in cima a un monte
scegliete un posto che sia davvero disinfestante
che per errore potrebbe entrare un po' di odore del presente.
Che bella gente.
Che bella gente.
(Giorgio Gaber)