giovedì 2 agosto 2007

posta estiva

p o s t a u n o
Ho riletto la conversazione. Vorrei appunto che ti rimanesse un solo punto, vorrei dirti una sola cosa, insistere…
La visione dell'assenza di un’occasione in cui radicarsi e fondarsi deve prendersi tutto, anche i luoghi in cui inconsciamente e magari per motivi psicologici noi ci fondiamo (e sto pensando anche a me). Mi riferisco qui in particolare ad uno sguardo tragico sulla vita.
Se il non senso attacca e corrode questo sguardo tragico e tutte le nostre paure e le "smonta" così come ha smontato l'amore, la famiglia, la bellezza, ecc. ecco che resta solo una grande incapacitazione. A dire che è necessario estirpare ogni possibilità di conclusione, di giudizio, per negativo e tragico che sia, esporre tutto a questo sole nero. Almeno io ho scoperto che spesso ci collochiamo in un intendimento magari dandolo per scontato e senza esserne consapevoli. Questo intendimento è un parassita che può essere comodamente defenestrato dallo stesso non senso che pare toglierci il respiro.

L' incapacitazione che emerge è una porta, un'occasione per oltrepassare il recinto in cui siamo, e perché no, anche per essere più felici.
Questo è l'essenziale.

p o s t a d u e
Pensa al riposo e appunto immagina un riposo dove si dia l'esposizione di corpi e quindi tutto il complesso di elementi che hanno a che fare con la seduzione. Ebbene cos'è la riviera romagnola se non un sistema tecnico per massimizzare numericamente questi (ed altri) fattori? Ebbene quel che è interessante è che la massimizzazione tecnica trasforma gli intenti iniziali, i significati di partenza, in altro. Il riposo in stress, la seduzione in grottesco. Sostengo sostanzialmente che molte pulsioni umane possono essere e sono accolte da sistemi di massimizzazione tecnica. Qui mi rivolgo ai tuoi ragazzi, cos'è una cattedrale/discoteca se non una raffinata stalla volta ad accogliere ed a sfruttare economicamente la pulsione ad uscire da una dimensione percettiva per inoltrarsi in un'altra. ma però Baudelaire che beveva assenzio è paragonabile ad un giovanotto imbottito di coca nel caos di una massa saltellante? Direi proprio di no. Massimizzazione e sfruttamento tecnico=mutazione del significato originario. La melma di ombrelloni di cui mi parli non è che una scacchiera di concessioni comunali e un alveare di "posti uomo", una trincea al sole, un simulacro di mare. C'è l'apparenza di vacanza, come nello sballo c'è l'apparenza di un'esperienza lisergica.
Simulacri appunto, sensazioni che assomigliano alle sensazioni originali, ma appunto si limitano ad una vaga sembianza. La tecnica ci fornisce abbondantemente tutto questo, abbandonandoci spesso in uno stato di prostrazione che lascia in bocca uno strano sapore, forse la speranza di riuscire al tentativo successivo, l'immancabile "ritenta e sarai più fortunato", motore dell'economia e precursore del "consuma e crepa".

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