lunedì 28 gennaio 2008

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Finalmente piove d'una pioggia lenta e sdraiata su giorni e giorni che fa fango sotto le scarpe e semina umido. Poi germina altro avanti all'alito d'uomini e bestie, stagioni di vento e abbracci passati e a venire. Il vecchio sta sparso nell'inverno, il nuovo fa già primavera. Forse sono lo stesso incomprensibile a se stesso che ovunque pulsa.

Abbandonarsi all'idea che la vita finisca, che si debbano salutare persone amate e poi sparire o vederle sparire in una tenebra silenziosa.... Pare banale, ma se questo pensiero ci pervade oltre il linguaggio e la speculazione brucia in petto come un fuoco e chiude la gola. Concedersi all'ustione è solo infliggersi un dolore superfluo?

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