venerdì 19 agosto 2011

IL NEGOZIO




“O squallido fango maleodorante, o accecante bellezza gratuita. Gettati fra questi due estremi è facile per gli umani confondersi.”.


I
Stavamo andando a casa, ormai era notte fonda ed eravamo stanchi. La strada centrale del quartiere era nel caos, dalla laterale si vedevano i pennacchi degli incendi, il giallo contro il nero, il suono delle sirene della polizia e le grida.
Lì dietro, presa la laterale a destra e svoltato a sinistra dopo un centinaio di metri era invece tutto tranquillo, non c’era anima viva, un silenzio ovattato sembrava essersi preso tutto, anche se si continuava a sentire tutto il casino della strada principale, ma come in lontananza.

Ci siamo messi a dar calci ad una lattina di birra, ne avevamo prese cinque o sei da un supermarket saccheggiato e quella era tutta la nostra refurtiva della serata. Con il cappuccio della felpa nera sollevato sembravamo due fantasmi idioti e traballanti. Le birre erano finite e ci siamo detti che era ora di andare a nanna. Niente sbirri in giro, troppo impegnati con i pompieri sulla via centrale, troppo caos lì per infiltrarsi qui nelle retrovie, dove effettivamente non stava succedendo niente di niente e nessuno aveva combinato sfaceli.

Alcuni amici erano finiti in gattabuia, beccati mentre rubavano dai negozi e portati al commissariato e menati di brutto. Noi due in fondo eravamo tipi tranquilli e più di tanto non ci aveva preso la fregola di ripulire supermarket o altro. Non ne valeva la pena, o eri nella prima onda di chi spaccava le saracinesca o per te restavano solo scarti, roba coreana o peggio cinese, sottomarche del cazzo.
Un gatto nero ha attraversato di corsa la strada, impaurito dalla nostra lattina. Tutto sembrava a posto se non fosse stato per i bagliori e le sirene che continuavano ad ululare sarebbe stata una solita noiosissima notte come le altre. I saccheggi erano alla fine, ormai non c’era rimasta mercanzia in quei negozi, solo vetri rotti e scaffali rovesciati o scarpe da ginnastica taglia 50.

Ci eravamo accorti del negozio insieme e ci voltammo ambedue con aria interrogativa, l’uno verso l’altro, come se fosse un’apparizione insolita, una specie di strano fantasma. Era una rivendita di elettrodomestici, quasi nascosta, al piano sopraelevato di una abitazione dipinta di un giallino qualsiasi. Sembrava disabitata anche se non era malmessa. Non l’avevo mai notata nel quartiere, ma non sono un attento osservatore, se non vado a sbattere contro le cose non mi accorgo mai di nulla. Mi succede anche con le ragazze.

Abbiamo lasciato perdere la lattina e ci siamo avvicinati pian piano, senza correre, come se fosse sulla strada di casa, anche se i nostri alveari erano dalla parte opposta.
Sembrava tutto in ordine, l’insegna, la porta chiusa, la saracinesca abbassata. A guardar meglio però in una delle due vetrine non c’era traccia di saracinesca. Era molto buio e così siamo saliti per i due o tre gradini che portavano all’ingresso. Oltre alla saracinesca mancava completamente anche la vetrata. La stranezza stava nell’assenza di schegge o frantumi: nessuno l’aveva fracassata. Sembrava fosse stata smontata con cura da un vetraio e portata altrove. Aveva traslocato.

Se si esclude questa assurdità tutto era a posto, tutto era perfetto, niente sembrava esser stato preso. Siamo rimasti lì davanti imbambolati, intorno solo tenebra e buio, sia dentro che fuori.

Abbiamo sentito il rumore di un elicottero della polizia, in avvicinamento per sorvolare la zona e fare da supporto agli sbirri per le strade. Siamo scesi e ci siamo infilati dentro una siepe. La libellula tagliava il cielo con un faro e aveva intenzione di farlo anche nella nostra strada. Il rumore si è fatto forte ed il faro per un attimo ha illuminato il negozio. Solo pochi secondi.


II
In un lampo abbiamo visto la roba dentro. Pensavamo fossero frigoriferi o televisori di seconda scelta o addirittura usati, robaccia da due soldi per le periferie ed i pezzenti del nostro taglio, ma in quell’attimo era apparso qualcosa di diverso.
- Allora che si fa? Mi chiese con aria determinata il mio socio.
- Andiamo a vedere meglio. Dissi con poco convinto.
Siamo tornati esattamente dove eravamo prima che passasse l’elicottero, io avevo una pila in tasca, di quelle con i led, potenti e a luce fredda
-Tirala fuori e diamo un’occhiata.
La vetrina era in perfetto ordine. C’era uno schermo a cristalli liquidi di Samsung, grande bello e nero e uno stereo di Sony, vari lettori mp3 e un bel compatto della Philips per i cd e gli mp3. Lo avevo visto un mese prima ai grandi magazzini, era perfetto, ma non avevo certo la grana per farmelo e adesso stava lì davanti a me, nudo e crudo. Eravamo in silenzio e non so per quanto tempo siamo rimasti immobili davanti a quella vetrina senza vetrata, come due statue di sale, quasi ci fosse una barriera invisibile ed invalicabile.

Dietro su uno scaffale, dentro a delle vetrinette c’erano anche dei portatili Apple e poi Ipod, Ipad e tutta la chincaglieria della mela. Tutta la mercanzia sembrava in perfetto ordine. La vetrina era intatta e pareva chiusa a chiave da una serratura senza pretese.
Puntai la pila all’interno, tutto era calmo e tranquillo, uno scaffale centrale nascondeva il banco e la cassa. Nell’altro corridoio erano in mostra lavatrici e lavastoviglie e qualche televisore. Non me ne fregava niente di quella roba da casalinghe.

Fuori tutto taceva, anche le sirene sembravano sempre più lontane e i bagliori attenuarsi.
- Allora che si fa?
- C’è nessuno? Dissi con voce chiara in direzione dell’interno del negozio. Silenzio.
- Sei scemo?
- Era solo per sapere se qualche altro sciacallo era dentro, qui c’è un’aria strana…..

Ricordo bene di aver fatto il primo passo e scavalcando lo stereo sono entrato sulla pedana espositiva e dopo mi sono ritrovato dentro al negozio. Il pavimento aveva uno strano colore blu elettrico. Un cane si era messo ad abbaiare in un isolato vicino e spaccava il silenzio con i suoi latrati. Ci siamo separati ed abbiamo iniziato a guardare la merce, ma con cura, prima senza toccarla e poi rimettendola a posto ed in perfetto ordine, come se il negozio fosse aperto, con rispetto. Tutto andava per il meglio, sembrava un pomeriggio in un ipermercato, si stava lì e si adorava la roba, senza saper perché e senza potersela permettere, si fumava una paglia con una birra in un bar ganzo e poi si prendeva il metrò per tornare a casa con le cuffie in testa. Tutto qua.


III
- Hai visto quanta bella roba?
- Si io quasi quasi mi faccio il Philips in vetrina. l’hai visto?
- Si è figo, io mi sparo un Black Berry, il mio cell è marcio.
Pian piano qualcosa era cambiato, ed avevamo iniziato a muoverci più in fretta ed a spostare gli oggetti senza rispetto e senza rimetterli in ordine, ho visto il socio che iniziava a mettere in tasca della roba ed ho iniziato a fare lo stesso.

E’ passata una macchina in strada e ho spento la pila. Non si sentivano più sirene e a parte il cane tutto taceva.
Raccontata così sembra che siamo stati dentro un totale, mentre in realtà siamo rimasti veramente poco, cinque o dieci minuti, non di più.

Poco prima ricordo che per un attimo ho smesso di rovistare ed ho guardato la vetrina. Sono rimasto lì a chiedermi dove accidenti fosse finito il vetro, come mai fosse tutto aperto. Mi sono come incantato fissando un lampione in lontananza, forse la birrà mi era arrivata al cervello, non so, tutto era sospeso.
Stavo per riaccendere la pila, quando si è sentita una voce roca e scura, un suono da far venire i brividi ed era con noi dentro al negozio:
- Voi due chi cazzo siete eh bastardelli?

Ho smesso di respirare e per un attimo tutto si è fermato, come se non ci fosse più stata aria da respirare, anche il cane taceva, il gelo mi correva dappertutto. Non vedevo più il mio socio e pregai perché restasse dov’era, fermo immobile e di sasso.
L’uscita era a meno di due metri, potevo farcela, potevamo farcela se scoppiava un casino.
- Voi due bastardelli siete nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Ho sentito un botto terribile e visto un lampo, mi sono buttato a terra in un gemito.

Tutto è tornato buio e silenzio a parte il cuore che mi scoppiava. Sentivo il sudore scendermi lungo la schiena e le gambe erano come paralizzate dalla paura. Non riuscivo a muovermi.

- Adesso tu bastardello rimasto ti alzi e te ne vai e se farai qualsiasi altra cosa ti sistemo ben bene come il tuo amichetto.
Si sentì una risata orrenda ed a quel punto le gambe si ricollegarono al cervello e in due salti ero fuori da quell’inferno. Ero vivo, correvo, ero vivo.


IV
Ho galoppato come un pazzo, sempre avanti fino al lampione e alla rotonda per la tangenziale, praticamente in direzione opposta a casa mia. Mi sono voltato indietro, niente, mentre lì era tutto a posto. C’era il solito bar con gli alcolizzati e le mignotte di quarta categoria. Sono entrato ed ho comprato un pacchetto di paglie.
Alla cassa la tipa mi ha guardato come fossi un morto. Avrà pensato che ero uno sporco tossico strafatto. Sono uscito, faceva fresco e verso nord si vedeva la rampa per la tangenziale con i lampioni dalla luce arancione.
Ci volevano ancora ore e ore per arrivare all’alba. Non me la sentivo di tornare indietro, non me la sentivo di andare a casa, non sapevo che fare. Mi son detto che forse non era andata da panico come stavo pensando, ma non mi sono creduto.

La bestia NON mi aveva visto e quindi significava che alla mattina sarei potuto andare a vedere, passare da lì “per caso” e magari cercare di capire cosa era successo, come era finita per il socio.

Sono tornato al bar e mi sono fatto una birra. Quando ho mandato giù il primo sorso mi ha preso una nausea da schifo, ma sono riuscito a dominarmi per non fare la figura di una merda tossica all’ultimo stadio. Dopo è andata meglio e gli ultimi sorsi sono stati piacevoli. Ho aspettato quel che c’era da aspettare. Lì sempre la stessa fauna, qualche drogato vero, i poliziotti che venivano a bere un caffé e squadravano l’aria o si perdevano dietro alle mignotte.

Uno degli sbirri si mise a parlare dei saccheggi lungo la strada principale. Borbottava che era tutto a posto, i mocciosi erano tornati a casa e gli incendi spenti. Diceva che era roba da pazzi, ma avevano rafforzato le pattuglie e in strada c’erano anche delle unità antisommossa, quindi l’ordine sarebbe tornato e chi aveva fracassato doveva pagare e farsi della galera. Non aggiunse altro e si voltò a guardare il sedere di una Rumena in servizio.

V
Andai fuori dal bar e dietro una siepe ne approfittai per pisciare. Il buio si stava diradando e la notte lentamente era alla fine.
A casa i miei vecchi manco si erano accorti che non c’ero, dormivano ci fossi o non ci fossi. Pà diceva che ero un imbecille senza la voglia di fare un cazzo. Con il socio lo smercio della roba ci teneva a galla e potevo evitare di fregare soldi nella borsa di mia madre. Ce n’era abbastanza per vivacchiare e farsi qualche felpa e una vestita come si deve ognitanto, ma non per altro, macchina manco a parlarne, metrò e basta fino a 80anni.
Pà mi prestava la sua “mercedes” solo al sabato sera. Era comoda quando uscivo con Karen ed ovviamente al sabato uscivo solo con lei. Non c’era altro per stare insieme che la vecchia ford con i tappetini di gomma nera con quel loro odore bizzarro.
Proprio il socio mi aveva presentato Karen, era la sorella di un suo amico. Io e lui del resto si era fatto la scuola insieme e anche alcuni lavoretti come corrieri e facchini per una ditta di traslochi.
Pian piano era saltata fuori la bazza della roba, era una faccenda pulita e senza rischi, visto che a noi quella merda proprio non interessava se non per i quattrini che potevamo imbarcare.

VI
Mi sono incamminato verso il negozio e man mano che mi avvicinavo sentivo un peso sullo stomaco crescermi dentro pian piano.

Ho notato che poco lontano c’era uno squallido parchetto con delle altalene sfasciate e uno scivolo pieno di ruggine. Per terra fazzolettini e sacchetti di patatine abbandonati. Da lì con calma potevo vedere quel maledetto posto e non essere visto, soprattutto se salivo nella casetta scivolo. Ma ero stanco e mi sono sdraiato su una panca. E’ scesa una stanchezza mostruosa, sono crollato e ho dormito. Risveglio scosso dai brividi, l’alba iniziava ad illuminare ogni cosa.

Lì tutto taceva. Sono rimasto inchiodato per tutta la mattina ed in quel fottuto posto non è accaduto nulla e non si è vista anima viva. Ho provato a fare uno squillo al cell del socio, ma era staccato. Mi son detto che quella faccenda non aveva senso e star lì era inutile e sono andato a casa.

VII
A casa i miei vecchi erano già usciti, mi sono fatto un bagno e una volta stravaccato sul letto sono crollato di brutto per la seconda volta. Alle 16.30 sveglia e mezz’ora dopo ero in strada. Ovviamente sono passato davanti a quel posto ed il maledetto negozio non c’era più. Dei pannelli di legno chiudevano le vetrine ed un cartello rosso con su scritto: CESSATA ATTIVITA’ stava davanti all’ingresso. C’era un campanello ed ho suonato. Da fuori s’è sentito il trillo elettronico, ma niente, non si è mossa una foglia. Un furgone inutilizzato da anni era parcheggiato nel cortile sul retro. Sono tornato all’ingresso ed ho suonato di nuovo: niente. Un gruppo di sbirri ha imboccato la via, avevano strane uniformi nere imbottite e caschi protettivi mai visti: dovevano essere gli antisommossa. Ho bestemmiato sottovoce e mi sono incamminato verso la strada principale facendo finta di niente.




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