domenica 23 ottobre 2011

LA CONSUETUDINE DEL SANGUE (dopo Gheddafi)



L’orrore nudo, il riverbero di ossa spezzate e corpi che cedono divorati da cellulari, videocamere e telecamere di sorveglianza, evidenzia l’oscenità di quel che è mostrato, la ferocia del sangue ridotto a vuoto evento, il terrore di occhi privi di una narrazione, affogati nella paura o in preda ad una rabbia animalesca, subumana. Il giornalismo ridotto a pornografia e a videogioco da telegiornale dilaga come una metastasi maligna. Si dà sempre più come necessaria, al fine di garantirsi audience, la rimozione di ogni mediazione, di ogni racconto, di ogni limite, per arrivare allo sradicamento del pensiero e per colpire direttamente allo stomaco. Resta solo l’atto, la pistola puntata alla testa ed ogni contesto è perso, ogni discorso dato in pasto alla bestia, fratturato e disperso in un rituale di terrore che è a tutti gli effetti contaminazione delle coscienze e infezione dei nostri cervelli.

Chi guarda o si spaventa, come accade ai bambini di fronte a giornali e telegiornali ridotti ad un fiume di sangue, o, come accade agli adulti, familiarizza magnetizzato dall’atto estremo, da corpi abbarbicati in atti di qualsiasi genere e si incuriosisce, spia, annusa e infine getta nell’oblio dell’abitudine quello che dovrebbe togliere il sonno. I bambini in questo contesto sono la saggezza rimossa dagli adulti.

La consuetudine del sangue versato altrove è preparatoria al sangue che sarà versato qui. Quando la lista dei satrapi da ammazzare e depredare sarà completa inevitabilmente inizieremo a spararci fra noi. Purtroppo non può essere altrimenti e più lontana sarà la consapevolezza del sangue, più la spinta suicida sarà cieca e distruttiva. Cosa sono le violenze che stanno scuotendo alle fondamenta molte importanti metropoli del mondo occidentale, come Roma, Oslo ed Atene? Sono la prefigurazione non solo del manifestarsi di un malessere politico e sociale, ma anche di un cieco bisogno di distruggere cose e persone, elidendo l’idea di rispetto.

Il rispetto nel suo significato profondo non è convenzione morale, ma senso della sacralità di sé, degli altri e delle cose che ci circondano, per il solo fatto che sono. La pornografia dell’orrore e la pornografia in genere rimuovono la memoria, disperdono qualsiasi brandello di Sacro e riducono al solo atto il fulcro del loro piatto discorso (discorso non a caso perennemente e meccanicamente ripetitivo).

La domanda che dovrebbe assillarci è quale connotato possa avere un orizzonte esistenziale assolutamente privo di sacralità. La tecnica, confondendo spesso anche la religione, permette di allontanare la soglia della morte, consente di documentare quello che prima era lasciato al racconto e mostra quello che anche per rispetto era lasciato al silenzio, a una tenebra caritatevole o ad un’intimità preziosa.

Nel dominio dell’osceno, della diretta televisiva, dell’endoscopia in mondovisione, dell’esecuzione da digerire per cena, della penetrazione condivisa al cellulare, il Sacro svanisce e purtroppo con lui anche il divino che ci abita, lasciando solo la bestia ed il suo cieco mordersi la coda.

1 commento:

Bimbo Alieno ha detto...

Mi pregio di essere il primo a comentare questo amaro articolo, per incoraggiare Sakura nella lunga e faticosa strada del blogger.
Perseveranza, prima di tutto!

Abbracci alieni