martedì 15 novembre 2011

SATISFACTION



"E ciò che succede in tanti momenti felici della nostra esistenza. Sollevati dal fardello della decisione e dell'intenzione, navigando sui nostri mari interiori, assistiamo ai nostri movimenti come se fossero le azioni di un altro e tuttavia ne ammiriamo l'involontaria eccellenza". Muriel Barbery - L'eleganza del riccio


La domanda, in questi tempi di tramontana economica, rimanda prepotentemente ai nostri bisogni, a quel che ci procura intima soddisfazione e ci appaga.

Al tema della soddisfazione si aggancia quello del VALORE. Ogni piacere, ogni sensazione che procuri satisfaction ha una dimensione squisitamente mentale: godiamo di quel che la mente giudica piacevole e la soddisfazione, come una chimera, si nasconde dietro alla reiterazione di particolari sensazioni, secondo particolari rituali. Lì abita il valore in una dimensione umana e quotidiana, sia che si vada verso il cielo che sotto terra.

L'economia è non a caso anche un delirio e al contempo una sana opportunità di controllo. Lì si manifesta quel potere che colpisce subdolamente o ordina alla ricerca di equilibrio interessi spesso violentemente contrapposti, secondo la ciclicità della Storia. Imperi si disfano mentre altri sorgono, popoli sterili e popoli fertili si alternano, in una danza che a tratti si fa cruenta ed ipocrita, ricoprendosi di alte missioni per sporchi obiettivi o di slanci sinceramente disinteressati ed eroici, sia su un piano planetario e collettivo, che personale ed individuale.

L'umano è quindi chiuso in un meccanismo in cui la soddisfazione sfugge ed il valore si colloca nella reiterazione di sensazioni che inevitabilmente si dissolvono. Il mio, sensazione forte , secca (irrinunciabile?) di stringere i nostri tesori, l'identità anzitutto, le persone che amiamo, le cose a cui non vogliamo rinunciare, l'ebrezza del controllo, è testimone e soggetto di quel che saremo costretti a lasciare in tempi brevi, malgrado qualsiasi strategia od economia.

Il nodo diventa: si può andare oltre il mio, esiste un Valore frutto di una soddisfazione che esprima valori non generati dall'effimero? Si può stare nelle sensazioni (inevitabili e avvolgenti, se non necessarie) con un'ottica che non le incanali in un senso di appartenenza spimgendoci ad una vana e perenne ricerca di reiterazione? Le vie che incatenano le sensazioni sono per pochi e per i più si trasformano in un incubo, dove quel che si opprime da una parte, sfonda altrove in malo modo....Addirittura si può azzardare una condizione in si sta nel meccanismo della reiterazione ma senza illusioni?

Credo che l'identità, il nostro senso di io e mio sia il luogo da questionare per vincere questa tensione. In noi c'è un'importante componente aliena, dove l'essere alieni non è tanto o solo essere alieni agli altri, ma soprattutto alieni a se stessi. Siamo alieni all'inizio, nell'intimo. Qui all'inizio, dove non ci ri-conosciamo secondo processi identitari, siamo solo in una dimensione da fuori di testa o siamo in prossimità di una nuova e più autentica prospettiva, dove quel che accade semplicemente e immensamente accade? (per bimbo alieno)

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