sabato 28 gennaio 2012

LA MATRICE ATTIVA


"I confini non esistono più signori: oggi gli ostacoli al nostro cammino non sono faccenda di nazioni o di gruppuscoli di facinorosi teppisti, isolati squadristi, guerriglieri o qualsivoglia razza di filocomunisti, centristi, scafisti, panettieri, metalmeccanici, magistrati, teatranti e economisti. La liberazione da temere è ubicata nella mente. La nostra cortina di ferro, il nuovo muro di Berlino, sono i corpi, la carne. La vedete quella gente là fuori lungo il marciapiede, mentre esce dalla stazione della metropolitana? Ebbene quella gente è il nostro spazio vitale, il terreno dell'iniziativa a cui pensiamo. L'approdo definitivo del nostro progetto è infatti la mente, ovunque quest'ultima alberghi.

Dentro alla mente possiamo installare i desideri che abbiamo codificato, disseminare le ansie che indurranno ad accettare decisioni spiacevoli, infettare lo spirito critico orientandolo a determinati consumi.”.


Lo splendore: una scatola di detersivo, gravida di particelle tensioattive non ioniche, l’alba chimica di un nuovo millennio, la potente schiuma pronta ad aggredire lo sporco.

Pensano ad un proiettile all'uranio impoverito, una super bomba che spacchi una montagna ed incenerisca chi si nasconde al suo interno o forse solo semplici pallottole dispensate al primo bipede di passaggio. I raggi caldi della stessa fusione nucleare che ha illuminato Babilonia, calano delicati. La polvere sollevata da un mezzo militare scende; scende morbido velo di zucchero e si adagia al suolo con un discorso silenzioso. L'aria avvolta nel suo drappo di volatile sabbia, manda al cielo un respiro, lo spande su quella luce sempre più bianca, donandole una tonalità arancione. Tempesta di sabbia. La via del progresso e gli sforzi della ricerca sono volti a migliorare la condizione umana. I delegati annuiscono debolmente deglutendo compresse di una farmaceutica tregua. L'empireo della serotonina, pace effimera concessa alla psiche e al corpo, si fa strada fra vene e arterie a dar futile delizia. Il relatore sorride abbandonandosi alla temporanea gioia di un morbido lassativo. Indici di borsa, brevetti, applicazioni industriali e immensi magazzini di merci da smaltire, panettoni in offerta, arsenali disoccupati o in cassa integrazione, precipitati chimici in attesa d'ansia, carta assorbente vogliosa di un liquido senso.

Tutto è pronto, il cassettino della lavastoviglie è pieno di detersivo, tazze macchiate di tè e ciotole sporche di yogurt aspettano pazienti, secoli di labbra le hanno sfiorate, mani avvolte e gocce di saliva ricamate. Ancora un po’ di spazio per il coperchio d’una pentola incrostato di unto e lenticchie, un’ultima forchetta chiede di entrare e lo sportello si chiude. La matrice è attiva.

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