venerdì 3 febbraio 2012

L'IPNOSI



La parola nella contemporaneità nasconde a se stessa il significato a cui rimanda. Si trucca e si mescola con altre lingue, va interpretata, si compone e si scompone. Gli specialisti la utilizzano per dire tutto ed il contrario di tutto, ovviamente all'interno dello stesso discorso, mentre gli uomini di potere piegano il linguaggio a determinate mire, ma senza dichiararle mai. Il gergo economico è un esempio d'eccellenza. Una foresta di acronimi e termini stranieri che mirano ad una fruizione esoterica. Un gergo tecnico, dove i quattrini si attorcigliano, rimbalzano in canali oscuri, fluiscono in fiumi sotterranei verso banche traballanti e sfociano nel mare della finanza come una droga fresca di raffineria. Parole criptate, codici, poesie recitate anche ai telegiornali, ma non comprese dagli stessi speaker e tanto meno da chi ascolta. Chi ascolta le percepisce come una musica dissonante, un suono che si può banalizzare nella parola crisi. EFSF, ESM, LTRO e altri acronimi infettano l'etere restando strani oggetti incomprensibili. Alieni per convenienza. Alla fine risolto l'acronimo rimaniamo comunque con un pugno di mosche e sovente con le tasche vuote. Non è un male solo dell'economia, le mignotte si trasformano in ESCORT o carinamente in OLGETTINE, i fallimenti diventano DEFAULT e scopriamo di default ordinati o disordinati e altre facezie, che tradotte significano fame, lacrime e sangue. Sempre più incontriamo un linguaggio che si nasconde o si dirige verso territori ambigui, luoghi dove alla fine dei giochi può addirittura celarsi una sostanza quasi opposta a quella che il discorso lascia trasparire superficialmente o sussurra nella sua ambigua essenza. Sembra che la parola oggi non debba tanto costruire il giardino della verità nella comunicazione, ma individuare un campo dove può accadere tutto ed il contrario di tutto. Verità e menzogna rimbalzano all'interno di questo campo come pedine apparentemente uguali di un disegno più ampio di cui sono funzione. Il politico si traveste da seduttore o da saggio nonno e magari assume al contempo ruoli ibridi di imprenditore e tecnico: sfugge. La parola mediatica scivola come una saponetta creando alle sue spalle una memoria debole, un paesaggio incerto, un mondo di tifoserie urlanti a cui non interessano mai i contenuti, ma l'identificazione con qualcuno o qualcosa. Tutto questo ha la funzione di blandire e confondere ed infine di controllare ed imporre. Una sorta di ipnosi dove quel che latita è sempre l'autentico, sacrificato in favore di una qualsiasi messa in scena. Sarebbe opportuno aprire una finestra anche sul privato, per capire se l'infezione ha oltrepassato i confini del pubblico contaminando le relazioni più intime. Alla resa dei conti si tratta di un linguaggio che ha in sé un sinistro sapore di oblio e tenebra.

musica Salvatore Sciarrino - Allegoria della Notte (estratto)

2 commenti:

Barbara ha detto...

Qui a casa di amici a colazione ho letto ad alta voce l'ipnosi e il plauso è stato unanime.
Questo post è un manifesto da far circolare.

Sakura ha detto...

Grazie Barbara, il tuo incoraggiamento è sempre un aiuto...