domenica 18 marzo 2012

ALWAYS SUNDAY


iridium 2006 from nervegascloud on Vimeo.


Sono arrivate le liberalizzazioni e nella mia città da una settimana all’altra i negozi, soprattutto i centri commerciali e gli ipermercati, restano aperti anche la domenica. Passo con l’auto in tangenziale e mi sorprendo nel vedere le insegne assurdamente luccicanti.
Tutto come durante la settimana, tutto spalancato, si compra e si vende. Naturalmente i piazzali d’asfalto antistanti a questi orribili edifici si ingravidano di automobili che vanno e vengono.Tumore chiama tumore.

La pausa, il silenzio, lasciano il posto alle luci squillanti che illuminano peperoni, prosciutti crudi, pagnotte e bottiglie di vino. La domenica della marmellata e della passata di pomodoro dilaga come un'infezione. Candeggina? Assorbenti? Dentifricio? Formaggini? Carrelli stracolmi vomitano il loro contenuto anche quando tutto dovrebbe tacere, salvo poi scoprire che sempre meno merci escono nei fatti dai negozi. Un'alluvione di niente. Commessi, cassiere e altri dipendenti si affannano quando potrebbero riposarsi. Si fermeranno in un altro momento, ma forse questo accadrà in giornate in cui altri avranno gli impegni che loro affrontano ora, magari familiari, mogli, figli, amanti. Una deriva senza senso di relazioni tranciate.

La sosta domenicale è stata rimossa, il momento della riflessione, della pausa, della preghiera e dell’ozio annichilito, il silenzio cancellato in favore della folla e della follia.

La sospensione malinconica, se non la noia, fatta poesia da Leopardi nel suo Sabato del villaggio è ora definitivamente archiviata:

Questo di sette è il più gradito giorno,

Pien di speme e di gioia

Diman tristezza e noia

Recheran l’ore, ed al travaglio usato

Ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Il sapore vitale che portava con sé il sabato, amputata la domenica, rende il poetare Leopardiano senza senso. Un sabato senza domenica è giorno fra i giorni è promessa senza spazio per realizzarsi.

Affoghiamo in un fango dove ogni giorno è domenica o lunedì o venerdì. Il rituale (l'ennesimo) è stato rimosso per decreto e la barbarie di assurdi tempi moderni travolge maleodorante le nostre vite, restituendoci lo sterco di ore evirate da ogni sacralità. Tutto luccica vanamente, senza senso e senza poesia, a favore di quel che è apparentemente utile, ma che in realtà mira ad ammazzarci tutti quanti. E' sempre domenica, non sarà mai più domenica.

5 commenti:

yuma ha detto...

Lirica pura la tua.

Una caramella in bocca all'Asino però

Quell'Asino che quando lo si porta a bere , se non ha sete non beve. Anche se l'abbeveratoio è colmo d'acqua

E l'abbeveratoio è pieno d'acqua tutta la settimana, ma l'Asino beve solo di domenica.

E poco. Molto poco.

E solo l'acqua perfettamente fresca e pulita

L'altra la schifa , ed è tutto un correre ad attingere sempre acqua nuova, sempre più fresca e pulita, giorno e notte , sabati e domeniche.

Buttando la vecchia,snobbata da questo Asino a cui si da molto da bere , ma niente da mangiare

Aragingo ha detto...

Nella mia città le mimose sono ormai secche, le nespole stanno maturando e l’aria è pervasa da un profumo di zagara di limoni che si mescola con quello tenue dei pescheti, ormai tutti fioriti di rosso.
Ancora qualche giorno e fioriranno le rubinee. Già! È proprio primavera. Lo dice il calendario, lo dice l’aria che respiro.
La gente potrebbe godere dello splendore della natura, forse, anche, raccogliere margherite ma non può perdersi l’occasione della visita al nuovo centro commerciale dove, apparentemente, regalano tutto.
Sicchè, le domeniche finiscono per essere le giornate dello shopping, quelle che si realizzano in una coda interminabile d’automobili che cercano un posteggio e che alla fine “hanno la fortuna” di trovare.
Molti porteranno l’ennesimo televisore a casa e si chiederanno dove installarlo; altri ancora un ferro da stiro a vapore (quello da quattro euro), nel caso si rompa quello buono.
È vero! La saturazione di mercato ha raggiunto livelli da orgia commerciale. Quasi tutto quello che ci viene propinato è un made in PRC e la qualità sembra appiattirsi in favore della gente che ha sempre meno da spendere.
Ma vuoi mettere? Un pomeriggio passato a girare tra banconi pieni di merce ed una passeggiata a mare?
Il consumismo, per molti, è fortemente più appagante. Prendi la famiglia, porti con te 100 euro e per un giorno ti senti padrone del mondo. Scopri la magia dell’olio extravergine d’oliva a 2,50 Euro e lo Chardonnay imbottigliato a 1 Euro. Cosa c’è dentro non importa. Ormai l’etichetta ha superato il valore del prodotto e la chimica la fa da padrone.
Quante domeniche ci saranno davanti a noi con questo cammino verso l’inutile e verso il “minimo” nessuno può saperlo.
Io vedo i troppi centri commerciali come una folla di cattedrali nel deserto. Prima ancora che ce ne renderemo conto saranno “riconvertiti”, chiusi o spariti.
Per ora godiamoci lo spettacolo dell’effimero.

Jonathan Livingston ha detto...

Purtroppo è proprio vero siamo alla festa dell'effimero.
I veri valori quelli che effettivamente danno tanto e costano poco (o niente)sono la fortuna di pochi.Avere avere sempre di più e con più si possiede più si vorrebbe e sempre meno si è felici.
Apparire,apparire per essere.
E dire che la felicità quella più semplice che da valore alla vita è a portata di mano e la possiamo vivere ogni giorno nei rapporti che diamo troppo per scontati con i propri cari,la famiglia,gli amici o anche con opere di volontariato in aiuto a chi ha veramente bisogno.
Un mio amico che dedica molto del suo tempo libero ad associazioni che fanno opere di volontariato tempo fa mi disse:aiutare chi ha bisogno è un gesto di egoismo perchè mi ripaga molto più di quello che do.
Questa è una frase che spesso mi fa meditare.

yuma ha detto...

C'è di più.

Provengo da una vecchia famiglia di Commercianti. Mia madre aveva un piccolo negozietto di Paese.

Anni 60

Sempre aperto. Riposo la domenica pomeriggio. Apertura 8 /20 continuato.

Ricordo ancora quando riusciva a salire per farmi il pranzo e poi immancabilmente suonava il campanello.

E lei a correre giù dalle scale con la pasta che si scuoceva.

Gli impossibili clienti, le solite quattro che dovevano fare arrivare le 13,30 ora in cui entravano nella fabbrichetta di pietre preziose sintetiche.

Prima o poi avrebbero comprato qualcosa.
Non di sicuro nella pausa pranzo. Eppure lei correva.

Quando sono arrivati gli orari obbligatori di chiusura la nostra famiglia è diventata una famiglia quasi normale.

Non mi sembra che questo sia progresso.

strolga ha detto...

finiremo affogati da tutto questo affanno di vivere...