giovedì 12 aprile 2012

LA FORTEZZA




Un libeccio testardo ha invaso l’estate, ripulendo il cielo dal fango dell’afa e spazzando via un velo di nuvolaglia lattiginosa per far posto ad un azzurro denso. Caldo secco di sabbia e lucertole. Passeggia in collina con vestiti leggeri mentre la luce allaga ogni cosa e i campi di grano si concedono ad un giallo brillante. La polvere tace, una libellula azzurra si ferma un attimo e schizza via.

Allunga lo sguardo: la linea dell’orizzonte è tagliata con esattezza, grandi querce marcano i confini fra i poderi. Muretti a secco hanno già visto tutto. Si ascolta e ascolta la solitudine. Nell’intimo pare fatta o per crollare rovinosamente o per dirsi con eccitazione e sussiego, come se quel che è e quel che sente, adesso in questo preciso momento, abbia le valenze di una fortezza da espugnare.

Forse la fortezza è prossima alla caduta, magari perché assediata da un male della carne o dello spirito o forse è al contrario orgogliosa e imponente, resiste per qualche accumulo di potere o per una gioia enorme approdata fra le mura. Si dà il chiaro, si dà lo scuro. Altri sentieri scendono verso il torrente e una domanda sbuca mentre sbircia in cerca di immagini da intrappolare nella macchina fotografica digitale. Un gruppo di giovani fagiani  attraversa la carraia cogliendo l'attimo in cui si ferma pensosa.

Esiste uno scrigno, un centro oltre questa idea di sé come fortezza, un luogo che non oscilli ondivago se schiacciato da orde nemiche o che  si gonfi enorme per eccesso di possedimenti e sudditi? Non si tratta di fuggire altrove, in un pedante paradiso "delle piccole cose", in un equilibrio dove alberga un perenne sorriso, perché tutto questo non esiste. La questione è cosa siamo nel profondo, quel profondo dove l'Io si diluisce in un sogno e ti prende lo spavento di esser niente e svanire in un nulla che non è nulla, ma non si riconosce più.

Intanto scatta immagini a raffica, fra campi di grano maturi e fossi in collina. C'è anche un appezzamento di mais e le cicale riempiono ogni spazio in un discorso incomprensibile. Chi effettivamente abita questa fortezza? Se la fortezza è una rete di relazioni, abbracci, sapori e parole sussurrate, sognate o avvelenate, di intrecci e legami incisi nella carne, nel sangue e in altro ancora, chi è l’abitante?

Chi sei? Che salto devo fare per venirti incontro? Possiamo esser certi che abitante e fortezza siano la stessa cosa? Sente dei brividi lungo la schiena.


Quando ha questo genere di dubbi scatta le fotografie migliori.

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